(Adnkronos) - Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato, nei pazienti affetti da mieloma multiplo ed eleggibili a trapianto, una proiezione di sopravvivenza mediana libera da progressione di circa 17 anni. Sono i risultati presentati
"Oggi la sopravvivenza dei pazienti affetti da mieloma multiplo e arruolati negli studi clinici si prolunga spesso oltre la durata degli stessi studi clinici - afferma Elena Zamagni, professore associato di ematologia dell'Istituto di Ematologia 'L. e A. Seràgnoli' dell'Irccs Aou S. Orsola-Malpighi di Bologna - Il ricorso ai modelli matematici di previsione sta diventando quindi sempre più diffuso per riuscire a stimare i benefici dei trattamenti sulla sopravvivenza dei pazienti. Le proiezioni della sopravvivenza libera da progressione presentate indicano che, con un follow-up più lungo dello studio Perseus, l'aspettativa di vita per le persone affette da mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibili al trapianto potrebbe essere prossima a quella che sarebbe la loro aspettativa di vita senza la malattia. Questi dati rafforzano l'importanza cruciale del trapianto associato al trattamento con daratumumab e alla terapia di mantenimento per raggiungere i migliori risultati possibili".
Lo studio Perseus - riporta la nota - ha arruolato pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibili al trapianto con età mediana di 60 anni, mentre il Cepheus pazienti di nuova diagnosi non eleggibili al trapianto o transplant deferred (Td) con un'età mediana di 70 anni. Nel primo studio, dopo un follow-up mediano di 47,5 mesi, il trattamento daratumumab-VRd seguito dal mantenimento con daratumumab Sc e lenalidomide (D-R) ha portato a una riduzione del rischio di progressione della malattia o di morte del 58% rispetto al trattamento con VRd seguito dalla monoterapia con lenalidomide (R). Nello studio Cepheus, dopo un follow-up di 58,7 mesi, il trattamento con la combinazione daratumumab-VRd ha portato a una riduzione dello stesso parametro del 43% rispetto a VRd.
Sulla base di questi risultati - prosegue la nota - la Pfs mediana per il braccio daratumumab-VRd non è stata ancora raggiunta in nessuno dei 2 studi, dimostrando l'importanza dell'utilizzo di modelli a lungo termine come base per decisioni di tipo clinico ed economico. L'utilizzo di modelli matematici di previsione ha mostrato che nello studio Perseus la stima migliore di mPfs è di 17,1 anni (range tra 13,2-21,2 anni) per daratumumab-VRd seguito dal mantenimento con D-R rispetto a 7,3 anni (6,3-9.9 anni) per VRd seguito da R. Per la popolazione non eleggibile al trapianto dello studio Cepheus, la mPfs stimata è stata di 8,3 anni (8,0-9,8 anni) per il trattamento daratumumab-VRd rispetto a 4,4 anni (4,3-4,5 anni) per VRd. Nel complesso, entrambi i modelli predittivi hanno mostrato che l'aggiunta di daratumumab al trattamento ha aumentato significativamente la mPfs.
"Il miglioramento degli outcome a lungo termine rimane uno dei principali obiettivi per il trattamento del mieloma multiplo, dove l'età mediana alla diagnosi è di circa 65 anni - dichiara Edmond Chan, Emea Therapeutic Area Lead Haematology, Johnson & Johnson Innovative Medicine - I nuovi dati e le proiezioni presentate suggeriscono come i pazienti che ricevono la terapia con daratumumab potrebbero non avere progressioni della malattia e avere un'aspettativa di vita simile a chi non è affetto da mieloma multiplo, confermando le potenzialità di daratumumab nella sua formulazione sottocutanea e il suo ruolo come terapia in prima linea innovativa per questa malattia, a prescindere dalla eleggibilità per il trapianto".
