(Adnkronos) - "La situazione italiana dell'osteoporosi, aggiornata al 2021, è di circa 4 milioni di pazienti, di cui l’80% donne". Questo però "non significa che non debbano fare attenzione anche gli uomini. Si tratta di una patologia importante, che ha un impatto clinico ma anche in termini di costi, con un peso stimato
In tema di prevenzione, si deve innanzitutto guardare a quella non farmacologica. "Se ci sono dei fattori di rischio da correggere, come fumo, abuso di alcol ed errori alimentari, vanno corretti - sottolinea Rossini - Poi, in caso di carenze, bisogna pensare alla supplementazione, in particolare di calcio e vitamina D, 2 elementi che sono fondamentali per la salute delle ossa dopodiché, se ci sono forme avanzate di osteoporosi, si ricorre a farmaci".
Nella pratica clinica "osserviamo che spesso c’è un deficit di introito alimentare di calcio e, quindi, dobbiamo ricorrere a una supplementazione - aggiunge l’esperto - Di fronte a una carenza di vitamina D - molto diffusa in Italia - dobbiamo pensare a una supplementazione adeguata, preferibilmente giornaliera. Se trattando le carenze e intervenendo sugli stili di vita, come alimentazione e attività fisica, non si ha un risultato sufficiente, bisogna aggiungere un trattamento farmacologico che, nel caso dell'osteoporosi, è rappresentato da 2 classi di farmaci: quelli che rallentano l’attività delle cellule che riassorbono l’osso e quelli che stimolano le cellule che formano osso, gli osteoblasti. Oggi - chiarisce - abbiamo delle ottime opportunità terapeutiche. L’Istituto superiore di sanità e l’Aifa riconoscono che nelle forme più severe di osteoporosi, ossia in pazienti ad alto rischio di frattura, l’approccio terapeutico più indicato è il cosiddetto trattamento anabolico".
"Spesso vedo pazienti con convinzioni errate, derivanti da una cattiva comunicazione o da fake news, legate ad un presunto effetto negativo sul rischio cardiovascolare della supplementazione di calcio - evidenzia Rossini - In realtà la supplementazione va solo a correggere una carenza, ristabilendo quindi livelli fisiologici di calcio. In questo caso non c’è assolutamente nessun documentato aumento del rischio. Lo stesso vale anche in caso di supplementazione con calcio e vitamina D, il timore della calcolosi renale, a parte alcune patologie particolari, è assolutamente remoto perché, appunto, andiamo a correggere un deficit, senza ovviamente esagerare. Se ci limitiamo alla correzione del deficit - conclude - non corriamo nessun rischio".
