(Adnkronos) - I trattamenti long-acting permettono di "ridisegnare e ottimizzare la terapia antiretrovirale tenendo conto però di un dato importante, la qualità di vita del paziente" con Hiv. Non si tratta più di "una terapia obbligata e indicata dal medico", ma di "una possibilità per il paziente di scegliere le
Tale approccio deve "coinvolgere il paziente" e rassicurare "il medico sull'efficacia delle terapie long-acting, ovvero dei trattamenti iniettabili a lunga durata d'azione che, in molti casi, garantiscono risultati paragonabili - se non superiori - alle tradizionali terapie orali. E' necessario strutturare ambulatori dedicati alla somministrazione delle terapie long-acting - sottolinea Gulminetti - in modo da permettere anche agli ospedali meno dotati di risorse di offrire questa opzione terapeutica, garantendo equità di accesso su tutto il territorio".
Durante il convegno è stato evidenziato come questi farmaci siano altamente efficaci, ma la necessità di recarsi in ambulatorio 2 o 3 volte l'anno per la somministrazione rappresenta ancora un ostacolo per molti pazienti, che potrebbero preferire soluzioni meno vincolanti. Gulminetti auspica quindi che in futuro si possa arrivare a formulazioni "ultra long-acting", capaci di ridurre ulteriormente la frequenza delle somministrazioni. "L'obiettivo - conclude - è liberare il paziente dagli obblighi di frequenza e dal peso psicologico di sentirsi malato quando in realtà è semplicemente portatore sano di un virus ormai silente".
