"Hiv pandemia da 40 anni, giovani a rischio"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
19
Dom, Apr

Abbiamo 3139 visitatori e nessun utente online

"Hiv pandemia da 40 anni, giovani a rischio"

"Hiv pandemia da 40 anni, giovani a rischio"

Salute e Benessere
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Non solo Covid. "Abbiamo una pandemia, quella da Hiv, che è in corso da 40 anni e che ancora oggi conta un numero di infezioni che non è accettabile". Richiama l'attenzione sul dramma Aids Antonella Castagna, professore associato di Malattie Infettive all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, terza protagonista della nuova edizione del progetto 'A\Way Together'.

alternate text

 

L'iniziativa è promossa da Janssen, azienda farmaceutica del gruppo Usa Johnson & Johnson, e coinvolge 5 'big' dell'infettivologia italiana con l'obiettivo di fare chiarezza sull'importanza che i vaccini hanno rivestito nella storia dell'uomo. Ma anche sui nuovi scenari che potrebbero aprire nella lotta a infezioni, come quella da Hiv, per le quali il traguardo vaccino non è ancora stato raggiunto.  

Nel mondo convivono con il virus dell'Aids circa 38 milioni di persone, e sono 35 milioni le vittime registrate finora. "Ogni settimana si infettano oltre 5mila donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni - sottolinea Castagna - L'obiettivo prioritario è" dunque quello di "ridurre le nuove infezioni. Anche in Europa, soprattutto nell'Est, abbiamo dei segnali non incoraggianti rispetto alla loro incidenza". E se in Italia "la situazione è più serena grazie agli sforzi che ha fatto il nostro sistema sanitario", resta "ancora molto da fare - ammonisce la specialista - perché le nuove infezioni si verificano in particolare fra i giovani tra i 15 e i 29 anni: è questa la fascia di età su cui dobbiamo intervenire in misura maggiore". 

Lungo la Penisola "nel 2019 abbiamo contato circa 2.500 nuove infezioni, in riduzione rispetto agli anni precedenti. Questo è un grande segnale di quanto sia importante fare prevenzione", osserva Castagna che evidenza la portata della sfida affrontata nell'ultimo anno: "Abbiamo dovuto gestire la pandemia da Hiv nella pandemia da Covid. Speriamo quindi che il numero ridotto di nuove infezioni che abbiamo riscontrato non sia dovuto solo a un ritardo nella segnalazione". 

Pur in emergenza coronavirus, in Italia "tutti gli ospedali hanno fatto del loro meglio - assicura l'infettivologa - da una parte per assicurare i farmaci ai pazienti, perché rimanere senza farmaci vuol dire dare la possibilità al virus di riemergere con le relative complicanze, e dall'altra per assicurare un controllo regolare degli esami. E' molto importante che ci riappropriamo di una gestione dell'infezione da Hiv secondo standard di cura elevati e omogenei in tutto il Paese. Questa è la sfida: riprendere a gestire la pandemia da Hiv con l'obiettivo finale di ridurla a zero". 

Ma perché un vaccino anti-Covid in meno di un anno, e non ancora un vaccino anti-Hiv? "Ci sono delle differenze legate alle caratteristiche dei due virus - spiega Castagna - Sars-CoV-2 è un virus più semplice per il quale la ricerca è riuscita a individuare subito il target vaccinale. Per l'Hiv, invece, per la complessità del virus, questo percorso è molto più lungo".  

Non è tutto, però, perché un altro punto da considerare è che la crisi Covid-19 ha cambiato la modalità di sviluppo dei vaccini: "Oggi applichiamo anche la metodologia adattativa - precisa l'esperta - cioè quella di programmare studi che, una volta identificato il candidato vaccinale e superati i primi step di efficacia e immunogenicità nei modelli animali, partono con le fasi della sperimentazione clinica su ampie fasce di popolazione, affiancata dalla produzione del vaccino e da misure regolatorie rapide. Per cui, quando arriviamo a identificare un vaccino sicuro e immunogeno, vediamo che le autorità regolatorie emanano l'approvazione quasi in tempo reale e abbiamo il vaccino disponibile in grandi dosi sin da subito. Una metodologia che impiegava 10-15 anni, nel caso di Covid-19 si è ridotta a meno di uno. Questo - conclude Castagna - passerà alla storia della medicina". 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.