(Adnkronos) - Abbassare l'età della prima mammografia per garantire a più donne una diagnosi precoce e quindi maggiori possibilità di guarigione. Oggi in molte Regioni italiane la mammografia è gratuita dai 45 anni, in altre dai 49. Ma uno studio scientifico presentato nei giorni scorsi a Chicago al Congresso della
Cosa fare? "Intanto dobbiamo uniformare in tutte le Regioni italiane l'inizio dello screening mammografico a 45 anni - suggerisce Luca Brunese, presidente eletto Sirm - in quest'ottica apprezziamo lo stanziamento di risorse da parte del ministro della Salute per ampliare la fascia d'età per lo screening del tumore della mammella (e del colon retto). Dobbiamo poi avviare campagne per incrementare la percentuale di adesione, ancora troppo bassa, spiegando alle donne la grande importanza della diagnosi precoce: individuare un tumore nelle prime fasi può garantire superamento della neoplasia e spesso la guarigione".
"Come Sirm - afferma Gandolfo - siamo fortemente impegnati in questo lavoro, soprattutto in collaborazione con le altre Società Scientifiche come l’Aiom-Associazione italiana di oncologia medica, senza dimenticare la straordinaria rilevanza del medico di medicina generale che può e deve indirizzare le donne verso questo esame, soprattutto nelle Regioni del sud. Grande importanza, poi, va data anche all’individuazione delle forme ereditarie. Si calcola che almeno il 5-10% di tutti i tumori del seno presentino una familiarità. In queste donne che presentano una componente ereditaria (soprattutto dei geni Brca1 e Brca2) è indispensabile avviare percorsi di consulenza genetica che permettano di pianificare la prevenzione e l'eventuale cura in modo più mirato ed efficace".
