(Adnkronos) - Dagli Usa "un pessimo segnale" con l'annunciata revisione del programma vaccinale per l'infanzia che porterà a raccomandare l'immunizzazione contro 11 malattie rispetto alle 18 previste attualmente. "E' un passo indietro", spiega all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente d'Igiene all'università
Con il 'nuovo corso' si continueranno a raccomandare a tutti i bambini le vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia, poliomielite, pertosse, tetano, difterite, Haemophilus influenzae di tipo B, malattia pneumococcica, Hpv e varicella. Altri vaccini - virus respiratorio sinciziale, l'epatite A, l'epatite B e due tipi di meningite batterica - saranno raccomandati solo per i "gruppi ad alto rischio", altri ancora - rotavirus, influenza, epatite A, epatite B e malattia meningococcica - raccomandati sulla base del cosiddetto processo decisionale clinico condiviso (genitori-medico).
Per Lopalco si tratta di decisioni discutibili. "Solo a titolo di esempio, raccomandare l’epatite B solo a 'bambini a rischio' è un passo indietro nel tempo. E’ una politica che molti Paesi seguivano qualche decennio fa e poi hanno abbandonato perché si è visto che non funziona. Non esistono 'bambini a rischio' per la meningite meningococcica o per la gastroenterite per rotavirus. E’ solo una maniera per vaccinare di meno". I Cdc Usa hanno indicato come modello la Danimarca ma per Lopalco "il paragone non è appropriato: la Danimarca non ha mai fatto passi indietro, eliminando raccomandazioni. Nel suo sistema (interamente pubblico e gratuito) i vaccini sono inseriti nel calendario dell’offerta gratuita con molta parsimonia, ma una volta inseriti si praticano senza se e senza ma".
