Non sono solo canzonette, "il canto è una potente terapia e la voce racconta come stiamo"
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Non sono solo canzonette, "il canto è una potente terapia e la voce racconta come stiamo"

Salute e Benessere
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(Adnkronos) - Cantare non è solo un esercizio per talentuosi o un semplice piacevole passatempo. E' anche "una terapia potente", utile per "il benessere psicofisico di tutti", un aiuto "nella prevenzione cardiovascolare" e persino "nella gestione di malattie complesse come l'Alzheimer e il Parkinson". E può persino essere uno

strumento utile alla diagnosi. Insomma, a poche ore dall'avvio del Festival di Sanremo, l'evento che più di ogni altro nel nostro Paese celebra la passione per la musica cantata, si può affermare - dati alla mano - che le 'canzonette' fanno anche bene alla salute. "Il canto è terapeutico per tutti, perché è un attivatore potentissimo di tutto il corpo, della respirazione in particolare", spiega all'Adnkronos Salute lo psicoterapeuta Roberto Troisi, che nella sua attività ha lavorato con molti cantanti, aiutandoli a sbloccarsi nei momenti di difficoltà, ed è docente al Centro studi di terapia familiare di Prato. 

"Il canto - descrive Troisi - parte dal diaframma che spinge l'aria. In questo passaggio l'aria prende letteralmente la nostra forma e quindi ci dice qualcosa di noi stessi e lo racconta agli altri. La vibrazione che l'aria emessa con il canto produce, nelle ossa, da quelle del piede fino al cranio, e poi soprattutto la bocca e il naso che sono i risonatori principali, prende una forma unica per ognuno di noi. Quindi a seconda di come stiamo il suono esce fuori in una maniera o in un'altra. Sul tema abbiamo ancora pochi dati pubblicati. Io stesso ho fatto alcune ricerche, insieme alla vocologa Loredana Lubrano, ma purtroppo i finanziamenti per poter lavorare e pubblicare su questo tema sono molto scarsi. Dal punto di vista empirico e pratico, avendo lavorato con molti cantanti, posso testimoniare che siamo riusciti, usando il canto come strumento, a far emergere storie, pezzi di storie 'bloccate', che non venivano fuori con altre terapie". 

E anche sul fronte della diagnosi, "se uno psicologo ha una formazione adeguata su canto e musica, ascoltando una persona mentre canta può individuare alcuni punti critici. Lavorando con i cantanti ovviamente questo diventa più facile. La voce cantata amplifica tutto quello che abbiamo dentro di noi. Un orecchio esperto riesce a individuare delle incertezze, dei blocchi, delle imperfezioni. Tutte le parti del corpo irrigidite, infatti, fanno passare meno bene la vibrazione, quindi è su quel punto che serve lavorare", evidenzia Troisi. "Ciò che spinge la voce è il diaframma, che è un 'grande telo' che raccoglie elementi sensibili alle emozioni, sensibili ai traumi. E quindi quando spinge esprime una forma che può essere analizzata", aggiunge l'esperto.  

Gli effetti psicofisici positivi del canto sono diversi. Qualche anno fa, ricorda Troisi, "abbiamo lavorato a una ricerca che ha coinvolto una decina di persone con problemi di Parkinson e Alzheimer. Quello studio dimostrò, attraverso il controllo clinico dei medici, degli evidenti benefici per i pazienti che facevano questa attività". Anche il sistema cardiovascolare se ne avvantaggia. "Il cuore si sintonizza con la vibrazione del canto e si regolarizza - illustra l'esperto - queste ormai sono evidenze assolutamente accettate, scientificamente dimostrate".  

Inoltre "sappiamo che il canto dà enormi benefici da un punto di vista dell'attivazione della muscolatura fine, del coordinamento, e poi sull'umore. Sicuramente il vecchio detto 'canta che ti passa' è veritiero. L'umore positivo innesca un circolo virtuoso sul piano del benessere", rimarca lo psicologo. Infine l'apparato scheletrico: le ossa "sono il veicolo che trasmette la vibrazione, hanno una funzione quasi di strumento musicale".  

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