(Adnkronos) - "All’interno del mondo dei plasmaderivati il costo della materia prima rappresenta circa il 57% contro un 14% dei farmaci tradizionali. Il rischio che un fornitore non possa essere in grado di soddisfare la domanda aggiuntiva di plasma a fronte di un eventuale aumento dei costi della materia prima è concreto. Per
L’evento online promosso da Intergruppo parlamentare Scienza&Salute, Sics, Quotidiano Sanità e Popular Science, è dedicato al tema della donazione del sangue e dei plasmaderivati a 360 gradi per comprendere la necessità di rivisitare gli schemi di donazione a garanzia dell’approvvigionamento di plasma in Italia.
“Il 30% di plasma per le immunoglobuline italiane è importato dall’estero – spiega Lattuada - soprattutto dagli Usa. Siamo dipendenti dagli Stati Uniti con tutto quello che ne consegue, perché nei momenti di crisi e di carenza tendono ovviamente a tenersi il prodotto. In aggiunta, oltre a non esistere una regia europea degli acquisti di plasma derivati, le varie nazioni sono in competizione sull’acquisto. E purtroppo in Italia abbiamo una forte limitazione che è data dal pagamento del payback per il plasma importato che, oltre ad essere un costo aggiuntivo a quel 57% per la materia prima, rappresenta un elemento di instabilità. Impossibile definire il quantitativo di costo del paybach nel momento dell’acquisto, che viene definito l’anno successivo sulla base dello sforamento del budget farmaceutico dell’anno precedente”.
“Come aziende farmaceutiche l’auspicio è che così come è stato fatto nel Ddl Concorrenza, ci auguriamo che ci sia un intervento legislativo rapido che possa dare una risposta in tempi brevi a questa distorsione che esiste all’interno dei Paesi europei. Il plasma italiano, fortunatamente, non paga payback e questo sarebbe in accordo con le raccomandazioni dell’Oms secondo cui i farmaci che sono considerati essenziali vengano detassati in modo da poter salvaguardare un’equità nell’accesso in tutti i Paesi nel mondo", conclude.
