(Adnkronos) - "In Italia purtroppo sono ancora poco utilizzati per difficoltà organizzative e per scarsa conoscenza circa la loro efficacia, eppure gli anticorpi monoclonali insieme agli antivirali orali rappresentano un punto di svolta per il trattamento dei pazienti fragili con Covid-19, che altrimenti avrebbero un’alta
"Grazie a queste terapie virtuose - afferma l'infettivologo - il virus fa meno paura, oggi possiamo guardare l’infezione da Sars-CoV-2 come una delle tante malattie infettive e non la peste del millennio che era concepibile nei primi mesi di pandemia, quando ancora non avevamo gli strumenti per gestirla. Presso l’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli con i monoclonali abbiamo trattato diverse centinaia di soggetti a rischio, tra cui diabetici, obesi, immunodepressi, pazienti oncologici, con malattie del fegato, trapiantati renali e donne in gravidanza con Covid in fase precoce. I risultati - riferisce - sono stati e sono eccellenti: le infusioni di monoclonali hanno ridotto di circa l’80% la probabilità che questi pazienti sviluppassero la forma grave della malattia, andando incontro a polmonite, con necessità di ossigeno in terapia intensiva o con esito letale”.
“Tra i vantaggi enormi di queste terapie, la modalità di trattamento e i costi - spiega Gentile, che è anche direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive all'Aou Federico II -. L’infusione dura un’ora, stesso lasso di tempo richiede il periodo di osservazione e della visita. Ma un conto è stare a casa con qualche linea di febbre e un po’ di tosse, un altro è stare in ospedale magari intubati o peggio. Una differenza abissale per il singolo ma anche per il Servizio sanitario nazionale, perché in questo modo si riduce il carico dei pazienti destinati alle terapie intensive, e il costo per ciascuno malato”.
Il problema del Covid, ricorda Gentile, specialmente nella prima ondata, “è stato vedere arrivare negli ospedali troppi pazienti in un tempo breve, così il sistema è collassato – ricorda l’esperto -. Quindi, meno pazienti per un sistema pubblico fragile di suo è sicuramente un risultato virtuoso anche dal punto di vista economico. Il costo di una infusione è irrisorio rispetto a un ricovero per Covid che in media è di 20mila euro al giorno, una cifra enorme, ovvero 20 volte in più. Triste per noi medici parlare di soldi - sottolinea - ma dobbiamo fare i conti anche con le risorse limitate”.
Dopo mesi di rodaggio, anche intercettare i pazienti a rischio nei primi giorni in cui si manifestano i sintomi della malattia è diventato più semplice. “I pazienti con alta probabilità di sviluppare la forma grave del virus vengono individuati da oncologi, ematologi, cardiologi, ematologi, ginecologi, medici di medicina generale - sottolinea l’infettivologo -. Inoltre, abbiamo messo a disposizione anche una casella di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. grazie alla quale i medici del territorio ci possono segnalare le categorie fragili. Un percorso molto semplice grazie al quale al Policlinico federiciano abbiamo trattato con i monoclonali anche soggetti trapiantati renali. Pazienti che in genere hanno una bassa possibilità di sopravvivere al virus e un’alta probabilità di sviluppare complicanze, con questi farmaci invece hanno ottenuto una percentuale altissima di sopravvivenza”.
Secondo Gentile, ci sarebbe anche un modo più efficace per individuare i pazienti a rischio nella fase della malattia paucisintomatica o sintomatica e che ancora non si è trasformata in polmonite, da sottoporre a monoclonali. “In alcune Regioni – afferma – quando il paziente esegue il tampone con esito positivo nel referto trova indicati i centri di malattie infettive che effettuano trattamenti con gli anticorpi monoclonali e/o con farmaci antivirali. Dunque, il paziente è invitato a chiamare il centro. Questa modalità potrebbe essere un passo in avanti per avere più pazienti e spero che anche la Regione Campania segua l’esempio”.
Il paziente da sottoporre al trattamento con gli anticorpi monoclonali o con terapie basate su antivirali orali viene accolto in un ambulatorio Covid per persone fragili creato ad hoc all’interno del Policlinico universitario. “In questa struttura il lavoro più complesso è quello di back-office che ci permette di lavorare su ogni paziente in maniera rapida. Prima della visita dobbiamo sapere innanzitutto chi è il paziente, quali sono le sue fragilità, se è affetto da più patologie. Quindi organizzare la logistica, gli spostamenti, capire che tipo di monoclonale o farmaco possiamo utilizzare. Ma prima del trattamento il paziente ha già pagato il ticket da remoto con bonifico o un’app. Oggi il monoclonale che più utilizziamo è uno solo: quello che funziona su Omicron ed è sotrovimab”.
“Eventi avversi significativi non ne abbiamo registrati - spiega Gentile -. Le persone hanno accettato molto bene il trattamento, non ci sono stati rifiuti e la percentuale di pazienti ricoverati in ospedale è stata molto bassa. Questo modello che abbiamo realizzato è assolutamente esportabile in altri contesti ma ci vuole tanta volontà, bisogna anche imporsi con i vertici aziendali. L’auspicio - conclude - è che altri colleghi possano essere incentivati a fare un percorso simile che non è complesso ma occorrono buona volontà e tanto lavoro”.
