(Adnkronos) - Nel mondo il numero di persone a rischio di sviluppare demenza è ampiamente sottostimato e oggi conta circa 416 milioni di casi. Inoltre il 22% della popolazione mondiale di età superiore ai 50 anni - soprattutto donne - potrebbero beneficiare di strategie di prevenzione che includono interventi e trattamenti in
I dati emersi dallo studio - sottolinea una nota del San Raffaele - saranno di particolare importanza per i sistemi sanitari al fine di predisporre servizi adeguati e allo stesso tempo prepararsi all'erogazione di terapie attualmente in sperimentazione. Lo studio mostra inoltre un panorama di possibilità legate alla prevenzione, inclusi tutte le misure e gli sforzi volti a favorire il benessere del cervello al fine di allungare il periodo di totale normalità delle funzioni cognitive per il paziente e quindi la sua abilità di vivere in modo indipendente.
"E' evidente che oggi si arriva troppo tardi a una diagnosi di demenza - afferma Rossini - e che non sono stati ancora messi a punto metodi per la precoce identificazione degli stadi iniziali (prodromici di malattia) che sono proprio quelli che maggiormente si prestano e si presteranno a interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi. Le implicazioni dello studio sono molto rilevanti e avranno un significativo impatto sull'organizzazione assistenziale, sulla ricerca clinica in Europa, sulle attività delle autorità regolatorie per il farmaco e, cosa più importante, sui malati e le loro famiglie, rappresentando una base e un punto di partenza per future strategie di contrasto contro questa terribile malattia".
