(Adnkronos) - "La fertilità non è infinita. E i ragazzi devono impararlo già al liceo". E' il suggerimento che arriva da Filippo Maria Ubaldi, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità-medicina della riproduzione (Sifes-Mr). L'esperto, in occasione del congresso della Società
"Fino ad oggi, invece - analizza Ubaldi - le decisioni che sono state prese non sono state pienamente consapevoli di questi aspetti. Quando parlo con una donna di 42 anni e le spiego che è difficile avere un bambino a questa età, capita che si stupisca". Un ruolo ce l'ha anche "l'informazione che talvolta viene veicolata dai media in maniera sensazionalistica, esaltando i casi di donne di 50-55 anni" che danno alla luce un bambino. "Questo ha un effetto: la donna di 40 anni che magari ancora non ha trovato il partner giusto o una sistemazione economica favorevole si convince che ha altri 12 anni per avere un figlio, non sapendo che noi smettiamo di fare procreazione medicalmente assistita con i propri ovuli in un'età molto anticipata rispetto ai 50 anni".
Venti anni fa, osserva l'esperto, "di questi temi non se ne parlava proprio. E adesso bisogna incidere sulle prossime generazioni di 18-25enni, affinché fra 10-15 anni abbiano questa consapevolezza. La società italiana di fertilità e sterilità ha fatto una campagna di informazione su questo fronte, andando nelle spiagge, nelle piazze, nei licei. Anche qui, però, non sempre le scuole sono aperte a questo tipo di attività formativa. E' una questione culturale che va affrontata. Questi temi vanno affrontati prima dei 20 anni. L'informazione che va data è appunto che la fertilità non è infinita. Soprattutto la donna è stata 'progettata' per fare figli tra i 20 e i 32 anni. Quella è la fascia d'età in cui gli ovociti sono di migliore qualità, secondo dati scientifici pubblicati".
E questo, prosegue Ubaldi, "è il periodo migliore per fare figli. Dopo aumentano le difficoltà. Ed è giusto che le persone sappiano che, se si arriva a 40 anni, la probabilità di non avere figli inizia a diventare molto alta e ci può essere il rischio che, se si vuole una gravidanza, si debba far ricorso alla donazione di ovociti. Il problema principale è infatti che, aumentando l'età, diminuisce la probabilità di trovare uova che siano competenti, che possano cioè dare luogo a un embrione che può a sua volta portare a un bambino".
A questo punto, prospetta l'esperto, "una volta che si è appreso tutto ciò che c'è da sapere, la decisione può essere: faccio un figlio subito, che sarebbe la cosa migliore e auspicabile. Ma per fare un figlio subito ci vogliono politiche sociali che mi aiutino a realizzare il mio progetto. Oppure aspetto fino a 40 anni e rischio, e se il figlio non viene farò ricorso all'ovodonazione. Oppure, ancora, in quella fascia d'età in cui le uova sono migliori le preservo, le metto da parte. E poi, in caso non dovessi arrivare ad avere una gravidanza e fossi costretta a ricorrere alla procreazione assistita, potrò utilizzare le mie uova. Questo è il messaggio che dobbiamo dare".
