(Adnkronos) - Contrastare i disturbi dell'alimentazione e della nutrizione (Dna) con un approccio nuovo, potenziando l'offerta dei servizi e delle prestazioni e riconoscendo il ruolo fondamentale delle famiglie nei percorsi di prevenzione e di cura. E' quanto si propone il Testo unificato delle quattro proposte di legge in materia presentate
"Abbiamo approvato una legge moderna e snella, frutto di un lavoro sinergico tra tutte le forze politiche - ha sottolineato la relatrice di maggioranza Zambaia - Finalmente cambia l'approccio alla patologia, di cui viene riconosciuta la specificità, vengono introdotti elementi di innovazione, come la Rete dei servizi regionali per la prevenzione e la cura, l'Osservatorio di esperti, il riconoscimento del sostegno alle famiglie, l’investimento in formazione". "Un provvedimento che è motivo di orgoglio per il Piemonte - ha evidenziato il relatore di minoranza Magliano - Con l'odg votato dall'Aula ribadiamo l'importanza di una rete che funzioni e di pari opportunità su tutto il territorio, come le associazioni dei famigliari ci hanno chiesto". Riva Vercellotti, relatore di maggioranza, ha espresso soddisfazione per "un testo di legge esemplare nella capacità di delineare nuove strategie di contrasto al problema dei disturbi alimentari, ma anche come modello di buona politica". Per Rossi, relatore di minoranza, "l'emergenza Covid ha solo ulteriormente evidenziato il rapporto tra disagio psico-sociale e disturbi alimentari. Un problema doloroso che coinvolge più di 200mila piemontesi e che affrontiamo con un testo che tocca tutte le principali questioni legate alla prevenzione e alla cura". Infine per Ivano Martinetti (M4s), relatore di minoranza, "occorre superare l'approccio esclusivamente di natura psichiatrica, considerando invece tutti i risvolti che il disturbo può comportare".
La legge prevede che, entro 180 giorni dall'entrata in vigore, la Giunta costituisca la Rete dei servizi, coordinata dall'assessorato alla Sanità e composta dai centri dedicati all'interno di aziende sanitarie e ospedaliere e dei privati accreditati che si occupano di Dna, per offrire ai pazienti una presa in carico globale. Sarà anche costituito uno specifico Osservatorio regionale con il compito di monitorare le casistiche, le attività, le prestazioni sociali e sanitarie, raccogliere i dati epidemiologici sulla diffusione dei Dna. Tra le altre misure, l'attivazione del 'codice lilla' presso il pronto soccorso di ogni ospedale e di attività di screening per il riconoscimento dei Dna in ambito scolastico, sportivo e di aggregazione giovanile. Non mancano iniziative per la formazione dei medici e di tutto il personale coinvolto nella presa in carico del paziente, oltre che per i docenti delle scuole e i nuclei famigliari delle persone con Dna.
