De Castro: "Pagelle al cibo non è soluzione"
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De Castro: "Pagelle al cibo non è soluzione"

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“Le pagelle al cibo non sono la soluzione, non può esserci un algoritmo a fare la scelta al posto nostro: deve esserci, questo sì, un consumatore che possa farlo in maniera autonoma”: è la posizione del deputato del Parlamento Europeo Paolo De Castro rispetto alla proposta di Nutri-score, la proposta arrivata sul tavolo della Commissione Europea che attribuisce una misurazione qualitativa agli alimenti in base al loro contenuto in valore assoluto di sali, zuccheri e grassi. 

L’incontro, dedicato al tema delle “Strategie per la ripartenza del Made in Italy” , ha visto la partecipazione di personalità di prima fila del Made in Italy. Primo tra tutti Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano: “Un sistema di etichettatura degli alimenti che possa educare il consumatore e accompagnarlo nella sua scelta è sacrosanto e fondamentale. Ma quella di Nutri-score sarebbe a tutti gli effetti concorrenza sleale, appoggiata da chi non fa 140 miliardi di euro all’anno – 46 dei quali di export -. Un esempio esplicativo: questa misurazione prevederebbe un bollino arancione per il Parmigiano Reggiano, mentre i prodotti sintetici delle grandi multinazionali come la Diet coke sarebbero verdi. Si tratta palesemente di un condizionamento fuorviante rispetto agli acquisti del cittadino”. 

Giampiero Calzolari, presidente del Gruppo Granarolo, ha aggiunto: “La grande frammentazione del nostro sistema produttivo è una delle ragioni dell’eccellenza del Made in Italy: ogni vallata ha formaggi e vini diversi, e questo fa parte della nostra cultura. Dovremmo valorizzare questa cosa, e la Nutri-score sarebbe solamente una banalizzazione che metterebbe gravemente in difficoltà tutto il sistema”. 

“Una cultura proibizionista - conclude Camilla Lunelli, contitolare e direttrice della comunicazione delle Cantine Ferrari- che non fa parte del nostro stile di vita. Dobbiamo lavorare sulla cultura, e non spiattellare bollini che non prendono in considerazione la qualità e il valore culturale del prodotto”. 

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