(Adnkronos) - "Tra i punti fondamentali del nostro studio, il primo è di qualificare correttamente il settore del trasporto aereo in termini di emissioni: parliamo a livello mondiale del 2%. Precisiamo che è un settore che, se guardiamo in termini di emissioni di CO2 per chilometro e per passeggero, è comparabile con
"Come si copre quel gap? Lo si fa con un cambio significativo della modalità dei combustibili", continua Chiaroni. "Il sistema dei combustibili pesa per circa il 90% delle emissioni, l’altro 10% è legato alle infrastrutture. Di quel 90% una grossa parte va coperta dai Saf, ossia i carburanti sostenibili, sia quelli di origine biologica, quindi i biofuels, sia quelli di origine sintetica, come gli e-fuels. Sono i carburanti da fonti non fossili che permetterebbero di portare a un’ulteriore riduzione all’incirca del 60%. Il pezzo che manca è l’idrogeno. E un po’ più in là da venire dal punto di vista della possibilità di utilizzo corrente, ma ha una potenzialità".
"Rispetto ai tempi", prosegue il professore del Polimi, "quello che facciamo oggi lo cominceremo a vedere nel 2030-2031. Gli investimenti avranno quindi una ricaduta in quel periodo. Per questo, quanto più ritardiamo gli investimenti, spostiamo ancora più avanti il nostro obiettivo del 2050. Tra pubblico e privato l’entità degli investimenti fino al 2050 dovrebbe essere tra i 60 e i 100 miliardi complessivi per tutta la filiera, dai sistemi di propulsione, ai carburanti, alla logistica e alle infrastrutture".
