(Adnkronos) - Il cibo, oggigiorno, pare essere dappertutto: se ne produce in quantità sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone. Ma c’è un dato tutt’altro che rassicurante, quello sulle persone che soffrono la fame: secondo la Fao, nel 2021, chi ne ha patito sono stati tra 702 e 828 milioni di individui. In mezzo a
"La giornata mondiale dell'alimentazione non può che fare perno sul tema dell'equità: viviamo in un'epoca in cui ancora si muore di fame. E una constatazione tanto insopportabile diventa ancora più odiosa quando si chiarisce che non si muore di fame per scarsità alimentare ma per povertà. È la povertà a determinare la negazione del diritto alla sopravvivenza", dice Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.
"Il sistema alimentare dominante, oggi, è lo specchio di un mondo che ragiona all’incontrario, che agisce sulla base dei profitti invece che dei diritti, che promuove lo sfruttamento invece che il benessere. Quello che ha a che fare con la produzione di cibo è un settore che raccoglie ingenti investimenti, ma che non produce ricadute economiche sugli anelli più deboli della catena, su coltivatori e allevatori di piccola scala, e che lascia morire di fame decine di milioni di persone".
Slow Food denuncia anche come i metodi di produzione di cibo oggi maggiormente diffusi impoveriscano le risorse invece di tutelarle e come l’industria del cibo non abbia più legami con i luoghi né con le stagioni in un sistema dominato da allevamenti intensivi, enormi campi monocolturali, semi gestiti e venduti da una manciata di multinazionali. Intanto, le conseguenze delle tensioni internazionali hanno innescato una spirale di inflazione che sta avendo, e avrà sempre di più, gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare dei meno abbienti: la ridotta disponibilità economica delle famiglie spingerà a privilegiare alimenti a basso costo, spesso meno salubri e meno nutrienti e che nascondono sfruttamento della manodopera o il ricorso alla chimica.
Ma c'è anche chi lotta per mantenere i semi nelle mani di chi produce il cibo, combatte il land e il water grabbing, alleva in maniera consapevole e rispettosa degli animali. "Promuovere un sistema alimentare sano richiede un investimento: più che quello economico, occorre un investimento in volontà. Volontà di chi ha il compito di governare l’Italia o di rappresentarla in Europa: senza lasciarsi tentare dai luccichii dell’agroindustria, dell’editing genetico e degli Ogm, dalla chimica di sintesi o dall’illusione che la crisi ambientale si risolva solo attraverso la tecnologia. Servono volontà e competenza, capacità di ascoltare e farsi ispirare da chi il cibo lo produce per nutrire, non per arricchirsi a discapito di qualcun altro", conclude Barbara Nappini.
