Lunetta Savino è 'La madre' di Florian Zeller al Quirino di Roma
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Lunetta Savino è 'La madre' di Florian Zeller al Quirino di Roma

Spettacoli
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Essere madre: un dono, una 'missione', un desiderio, una preoccupazione, magari anche una paura... ma l'essere madre nella commedia di Florian Zeller, in scena al teatro Quirino di Roma fino al 26 marzo con Lunetta Savino protagonista diretta da Marcello Cotugno, è una ossessione che sfocia nella patologia clinica.

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In 'La madre', l'indipendenza del figlio maschio con la conseguente uscita da casa per crearsi una vita autonoma e indipendente, anche negli affetti, viene percepita come un tradimento, come un vuoto incolmabile, anche a causa del contemporaneo fallimento della vita coniugale, con un marito colpevolmente assente, fra lavoro e avventure più o meno sentimentali o solo erotiche.

Ecco allora che la donna si pone più come madre che come moglie, nell'unico ruolo da lei davvero recitato nella sua vita, ed è ossessionata da una sorta di realtà multipla, di "multiverso della mente, in cui le realtà si sdoppiano creando un’illusione di autenticità costante in tutti i piani narrativi", come si spiega nelle note di regia. Lo scrittore francese Florian Zeller, autore anche delle commedie 'Il padre' e 'Il figlio', indaga il tema dell’amore materno e ne sviscera tutte le possibili derive patologiche cui può condurre.

"Il mondo della 'madre' è un luogo in cui lei non si riconosce più, isolata da un ménage familiare che l’ha espulsa. Ma la responsabilità di questa solitudine non sta forse anche nell’aver rinunciato alla vita? - si chiede il regista Marcello Cotugno - Abdicare ai sogni, alle speranze e ai desideri unicamente per dedicarsi al proprio unico figlio maschio su cui riversare frustrazioni, rimorsi e ideali d’amore, non è forse un cammino che inclina pericolosamente verso la disperazione? Nella sua mente di madre si affastellano ora sequenze oniriche ora situazioni iperrealistiche che, alla fine, non sembrano essere né un vero sogno, né la banale realtà del presente, ma una vertigine ipnotica e crudele".

(di Enzo Bonaiuto)

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