Gianmarco Tognazzi ricorda Bruno Armando 'onesto fantasma'
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Gianmarco Tognazzi ricorda Bruno Armando 'onesto fantasma'

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Ricordare - nel testo, sul palco, nella memoria e nella vita, simultaneamente - un amico e un collega perno di un sodalizio attoriale: è il proposito, realizzato grazie alla drammaturgia di Edoardo Erba, di Gianmarco Tognazzi con Renato Marchetti e Fausto Sciarappa, in scena fino a domenica alla Sala Umberto di Roma con 'L'onesto fantasma', che in video ha le autentiche sembianze di Bruno Armando, involontario protagonista di questo lavoro che oltre a emozionare il pubblico della 'prima' ha anche visibilmente commosso i tre attori sul palcoscenico.

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Gianmarco Tognazzi (al centro) in "L'onesto fantasma" alla Sala Umberto di Roma

 

La vicenda ruota attorno a questo gruppo di quattro attori-amici e alla morte improvvisa e tragica di uno di loro, Bruno Armando nella storia vera il cui nome nella finzione diviene anagrammaticamente Nobru. Uno dei tre, interpretato da Tognazzi, ha fatto una rapida carriera nel cinema e viene contattato dagli altri due, meno fortunati, per tornare a recitare a teatro. Lui si oppone per non tradire la memoria dello scomparso, ma per riformare il 'quartetto' con Nobru anche dopo la sua morte si potrebbe pur sempre pensare di 'affidargli' il ruolo del fantasma nell'Amleto di Shakespeare... Ma come convincere l'amico-divo recalcitrante che dichiara dopo la morte del collega di aver chiuso definitivamente con il teatro?

"L’amicizia è un sentimento che richiede pudore, come l’amore. E certi testi si scrivono proprio per non dover parlare - sottolinea Edoardo Erba nelle sue note di regia - L’amore brucia tutto e subito, l’amicizia cuoce a fuoco lento, talvolta lentissimo. Ma gli ingredienti sono gli stessi: i momenti felici, il senso del possesso, gli equivoci, le gelosie, gli allontanamenti, le liti e le pacificazioni, i tradimenti. Tutto più sottotraccia, più facilmente occultabile. Volevo raccontare questa complessità, che un’assenza definitiva rende viva e dolorosa".

Inoltre, prosegue Erba, "volevo anche mettere un po’ di parole di William Shakespeare in un mio testo, prendermi questo onore. Misurare la distanza fra quei versi immortali e i miei 'balbettii' ma mettendoli insieme su un foglio, affermando così immodestamente di aver condiviso con lui lo stesso mestiere... Ho scelto 'Amleto' che, in sostanza era la storia di una vendetta o meglio l’analisi poetica dei sentimenti di un vendicatore. L'onesto fantasma del titolo è un’assenza e come tale si vendica dei tradimenti dei suoi tre amici, costringendoli a una penosa confessione; ma contemporaneamente rivela di essere l’essenza del sentimento che li legava e che li legherà per la vita".

(di Enzo Bonaiuto)

 

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