Donatella Rettore: "Se gli italiani non sfondano all’estero la colpa è dello streaming"
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Donatella Rettore: "Se gli italiani non sfondano all’estero la colpa è dello streaming"

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Ironica, pungente, controcorrente. Potrebbero esser molti gli aggettivi adatti a descrivere Donatella Rettore, consapevoli che difficilmente si riuscirebbe a inquadrare completamente una personalità come la sua, così ricca di sfumature, così complessa.

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Intervistata da La Ragione a margine della cerimonia di consegna del diploma honoris causa del Master universitario in management delle risorse artistiche e culturali dell’università Iulm di Milano, Rettore ha così parlato delle difficoltà degli artisti italiani di oggi nel farsi strada nel mercato internazionale: “La colpa è dello streaming. Non c’è più bisogno che il pubblico ti ascolti dal vivo: ti ascoltano, ti vedono sul telefono, e immediatamente ti bocciano. Se invece ti rechi sul posto e ci suoni è una cosa ben diversa”.

Una voce unica quella di Dada, capace di una forte espressività, impersonificando ruoli diversi, con la spiccata ironia di chi scherzando ti dice le cose come stanno. In piena antitesi con la serietà (a volte al limite del caricaturale) di alcuni artisti odierni, nell’epoca dell’omologazione da tecnologia. “Quando i computer – ha raccontato Rettore dal palco dell’Auditorium Iulm - hanno fatto il loro esordio nelle sale di registrazione si è perso tantissimo. Negli anni Novanta presi il computer che c’era nella sala d’incisione e lo gettai dalla finestra dicendo ai produttori che non dovevano usare per me suoni e parti pensate per altri. Da allora abbiamo assistito a un’involuzione”.

Un problema, quello dell’appiattimento a uno standard di dubbio livello artistico, non soltanto limitato alla produzione ma anche alla personalità vocale di molti interpreti odierni: "La cosa bella nei dischi degli anni Settanta e Ottanta era che contenevano l’errore, l’imprecisione, la stonatura che non si poteva sistemare con l’autotune. Battisti deve il suo successo proprio al fatto che con le sue imperfezioni profondamente musicali riusciva a comunicare tantissimo, molto di più di un cantante di voce".

Quando le si chiede come mai, per gli artisti italiani odierni, sia così difficile avere successo all’estero, Rettore – che esplose in Germania prima ancora che nello Stivale – non ha avuto dubbi: "La colpa è dello streaming. Non c’è più bisogno che il pubblico ti ascolti dal vivo: ti ascoltano e ti vedono sul telefono e immediatamente ti bocciano con uno swipe. Se invece ti rechi sul posto e ci suoni è una cosa ben diversa".

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