La nave dei folli, Carlo Lucarelli racconta lo stigma della diversità da Nerone a Tolstoj
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
09
Dom, Ago

Abbiamo 3741 visitatori e nessun utente online

La nave dei folli, Carlo Lucarelli racconta lo stigma della diversità da Nerone a Tolstoj

Spettacoli
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Da oggi su Sky Arte 'La nave dei folli - Oltre la ragione' di Carlo Lucarelli, una riflessione sulla neurodiversità in sei puntate attraverso le vite di sei personaggi del passato: Nerone, Camille Claudel, Robert Schumann,

Madeleine Pelletier, Cesare Lombroso e Lev Tolstoj, Giovanna di Castiglia. "Un tempo erano i manicomi, oggi le 'navi dei folli' possono essere tante", come "l'oblio in cui vengono confinate le persone che hanno un disagio", spesso "sono le piazze, le strade, i quartieri ghetto" ma anche "le famiglie dentro cui vengono recluse delle persone. Potrebbero essere anche i social, ma lì puoi dire quello che vuoi e probabilmente non ti succede niente", così Carlo Lucarelli all'Adnkronos riflette sullo stigma della diversità, al centro della docu-serie Sky Exclusive, dal 20 gennaio su Sky Arte e in streaming su Now. Per gli antichi rappresentavo luoghi in cui condannare a una vita errante chi era considerato pazzo, chi non ubbidiva alle convenzioni sociali, chi era troppo moderno per il suo tempo o le vittime di giochi di potere.  

"Come umanità abbiamo fatto dei miglioramenti: una volta le streghe le bruciavano oppure se facevi qualcosa di strano è perché eri posseduto dal diavolo, oggi non succede tutto questo". Ma "non seguire le convenzioni sociali ha ancora un prezzo", dice Lucarelli. Ancora nel 2025 "vedere due donne o due uomini mano della mano per strada scatena brutte reazioni, anzi dire 'reazione' è un eufemismo. Il tempo è passato ma spesso torniamo indietro. Oggi, per esempio, per un artista dire che è omosessuale comporta una scelta, comporta un doverlo fare e non c'è naturalezza". Questo "vale anche per le altre donne. Se non si comportano nel modo in cui un uomo ritiene giusto, questa viene picchiata, ridotta in schiavitù e addirittura ammazzata", spiega Lucarelli, che aggiunge: "Sì, abbiamo fatto dei passi in avanti, ma mica così tanti".  

Dal passato al presente, chi sono i 'folli' di oggi? "Faccio fatica a dire dei nomi, vivendo questo presente mi ritrovo a pensare 'quello è un folle' e poi due giorni dopo ne esce fuori un altro che lo è ancora di più. Io posso parlare di Claudel o di Nerone perché è Storia, anche se i meccanismi dei loro tempi li vedo nel presente", spiega Lucarelli, convinto di una cosa: "Posso pensare che i folli di cui tra un po' sentiremo parlare staranno in certi campi, come quello dell'intelligenza artificiale, che prima era fantascienza oggi è quasi quotidianità".  

E alla domanda 'si sente folle?' Lucarelli ammette: "Io non mi sento folle, conduco una vita abbastanza tranquilla e noiosa. Scrivo cose con estrema libertà e magari possono sembrare folli, ma non ho la pretesa di dire 'ho rivoluzionato il mondo'". A volte "penso che io stia facendo cose particolari, poi vedo le persone che stanno subendo le convenzioni e dico non sono io quello eroico. Io sono maschio, bianco, occidentale, eterosessuale, che convenzioni vado a rompere dato il mio status?", si chiede Lucarelli. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.