Piero Pelù alza la voce, 'Pace, pace, pace!'
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
16
Mar, Giu

Abbiamo 4340 visitatori e nessun utente online

Piero Pelù alza la voce, 'Pace, pace, pace!'

Spettacoli
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - "La situazione in Gaza e in Cisgiordania sta precipitando sempre di più. Ora c'è anche il black-out della rete, per nascondere i crimini di guerra dell'esercito israeliano. Stiamo assistendo in diretta a un massacro

di civili inermi, di operatori umanitari, di giornalisti. Per questo chiediamo a gran voce: pace, pace, pace!". Con queste parole Piero Pelù ha aperto questa sera S.O.S. Palestina!, il concerto-manifesto ospitato all'Anfiteatro delle Cascine di Firenze, già sold out da giorni, con oltre 2.500 persone presenti e tante bandiere palestinesi. Un evento nato per sostenere le attività umanitarie di Medici senza Frontiere in Palestina, e che ha riunito alcune delle voci più forti e libere della musica italiana in una serata "intensa, partecipata, necessaria", da Roy Pace a Ginevra Di Marco, da Bandabardò agli Afterhours. "Chiediamo pace in Palestina, in Ucraina, in Sud-Sudan, in Congo, in Myanmar, in Yemen e negli altri 50 paesi del mondo", ha precisato il rocker fiorentino. 

Pierò Pelù non ha usato mezzi termini: ha parlato di genocidio, di responsabilità, di giustizia internazionale. "I criminali di guerra e i loro collusi devono essere consegnati alla Corte di giustizia dell'Aja prima possibile perchè non ci sarà mai un mondo giusto e in pace senza la giustizia ed il rispetto dei diritti umani da parte di tutti noi". Ed è proprio per questo, il frontman dei Litfiba ha annunciato che ci sarà anche una seconda edizione: S.O.S. Palestina 2 è già in calendario per il 20 giugno 2026. Pelù ha poi lasciato spazio alla testimonianza di Medici senza Frontiere, con le parole di Angelo Rusconi, operatore umanitario e capo progetto a Gaza.  

Lo spirito della serata si è percepito fin dalle prime note. A dare il via alla musica è stato Roy Paci, che ha trasformato la tensione in ritmo e movimento con un set travolgente: Happy Times, Fiesta Total, Revolution, Toda Gioia, un'esplosione di suoni latini, fiati e cori che hanno scosso il pubblico in piedi fin dai primi minuti. Subito dopo, i Patagarrì hanno cambiato atmosfera, portando suoni più ruvidi e testi diretti con Diavolo e Il Camionista, chiudendo con un sorprendente omaggio con Hava Nagila, che ha unito ironia e memoria collettiva. 

Con Ginevra Di Marco, il concerto ha preso una piega emotiva: Canzone arrabbiata, Il coraggio di essere fragili e Malarazza sono stati momenti intensi, profondamente sentiti, in cui la voce ha fatto tremare il silenzio tra il pubblico. È toccato poi a The Zen Circus portare la loro consueta carica con Catene e Viva, due brani che parlano di liberazione, resistenza e del coraggio di scegliere da che parte stare. I Tre Allegri Ragazzi Morti, con la loro inconfondibile ironia punk, hanno offerto un set essenziale ma efficace, che ha tenuto alta la temperatura emotiva della platea. 

Poi è arrivata Emma Nolde, la più giovane tra gli artisti in cartellone, che ha stregato tutti con l'intensità sussurrata di Indipendente e Dormi. Due brani che parlano di autodeterminazione, ma anche di vulnerabilità, temi che risuonano profondamente con il senso dell'evento ideato da Piero Pelù. 

A metà concerto è esplosa l'energia di Bandabardò, che ha trasformato l'Anfiteatro delle Cascine in una festa consapevole con Sette sono i re, Vento in faccia, la cover scatenata Ça plane pour moi, Manifesto e l'immancabile Beppe Anna. È seguita l'esibizione dei Fast Animals and Slow Kids, che hanno portato sul palco una delle performance più emotivamente dense: Cosa ci direbbe, Vita sperduta, Come reagire e Forse non è la felicità hanno raccontato il disorientamento e la rabbia del nostro tempo, ma anche la voglia di resistere. 

Poi, il palco si è fatto più scuro e potente con gli Afterhours. Il loro set - da War Pigs a Padania - è stato un viaggio ruvido e senza compromessi attraverso dolore, alienazione, resistenza: Strategie, Adrenalina, La verità che ricordavo, Male di miele, La vedova bianca hanno lasciato il pubblico senza fiato.  

E infine, è tornato Piero Pelù - accompagnato da Antonio Aiazzi, Gianni Maroccolo e i Bandidos - per chiudere il concerto con un set pieno di pathos e lotta: Io ci sarò, Bomba Boomerang, Il vento e Eroi nel vento. Canzoni che raccontano l’impegno di una vita, trasformando la rabbia in speranza e la musica in testimonianza. E se la musica non può fermare le guerre, può però rompere il silenzio. Come ha ricordato Pelù: "Ecco perché è nato S.O.S. Palestina. Ecco perché continueremo a farlo. Per non abituarci all'orrore. Per restare umani". (di Paolo Martini) 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.