(Adnkronos) - "Se tutto quello che fai è guardare quello che accade da spettatore e sperare che le cose cambino, allora tanto vale arrendersi subito e rassegnarsi al destino. La speranza di per sé è vuota senza azione.
A distanza di oltre quindici anni dal primo 'Avatar', il mondo di Pandora continua a parlare al presente. Con 'Fuoco e Cenere' tornano temi che restano: tutela dell’ambiente, colonialismo, conflitti e violenza. Ma questa volta lo sguardo è anche quello di una nuova generazione di attori, cresciuta letteralmente insieme alla saga. Secondo l’attrice Bailey Bass, interprete di Tsireya, il cinema è prima di tutto un "catalizzatore di conversazioni". I film di Cameron disseminano "piccoli semi di pensiero" che spingono il pubblico a interrogarsi, ma "il cambiamento reale - sottolinea - deve arrivare soprattutto da chi detiene il potere decisionale". Allo stesso tempo, non manca un invito all’azione: "informarsi, partecipare, usare la propria voce, anche attraverso il voto".
Trinity Jo-Li Bliss, interprete di Tuk, figlia di Neytiri e Sully, evidenzia invece la forza dell’immedesimazione: "Quando una storia riesce a farci affezionare ai personaggi, il messaggio arriva in modo più profondo. I Na’vi non parlano esplicitamente di ambientalismo, ma incarnano un modo di vivere basato sul rispetto, sull’equilibrio con la natura e sulla connessione con la propria comunità". Ed è proprio questo, racconta l’attrice, "a rendere il messaggio universale". Mentre la speranza di Jake Champion, interprete di Spider, è che "'Fuoco e Cenere' possa essere, per qualcuno, la scintilla iniziale per un cambiamento concreto, soprattutto sul piano ambientale". Parlando di cosa voglia dire crescere nella famiglia di 'Avatar', il racconto si fa più personale. "Ho imparato due lezioni", racconta Bass. "La prima è non arrendersi mai e continuare a sognare sempre più in grande, la seconda è che, anche se un sogno richiede più tempo del previsto o non va esattamente come lo avevi immaginato, questo non significa che sia un fallimento".
Film come 'Avatar' "richiedono moltissimo tempo per essere realizzati e, lungo il percorso, ci sono tanti alti e bassi. È un’esperienza che ti rende umile e, al tempo stesso, rafforza la fiducia in te stesso. Questo è un aspetto fondamentale, soprattutto se cresci nell’industria dell’intrattenimento". Bliss descrive la sua esperienza come un vero e proprio 'coming of age'. Entrata nella saga a 7 anni e oggi sedicenne, racconta come ‘Avatar’ abbia influenzato profondamente la persona che è diventata: "Sono cresciuta tantissimo anche grazie al rapporto con i tantissimi membri del cast, lavoravamo insieme 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Penso che oggi non sarei la persona che sono senza questo viaggio con 'Avatar'". Jake Champion parla invece di "onore" e "gratitudine". Per lui, lavorare a 'Avatar' ha significato "imparare il valore della resistenza, della disciplina e dell’atteggiamento positivo anche durante le giornate più difficili". Continuare ad andare avanti, “fisicamente e mentalmente", sapendo "di far parte di qualcosa di speciale: una lezione che va ben oltre il cinema".
Interpellato sulle recenti dichiarazioni di Cameron contro l’uso incontrollato dell'intelligenza artificiale, Lang commenta: "l'Ia è uno strumento, non un male in sé. Il pericolo nasce dall’uso distorto e puramente economico della tecnologia". Per lui "la chiave sta nel non lasciarsi paralizzare dalla paura, ma nel governare il cambiamento in modo consapevole", conclude. (di Lucrezia Leombruni)
