All Time Low tra rinascita e pop-punk: "Non siamo mai stati così forti"
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All Time Low tra rinascita e pop-punk: "Non siamo mai stati così forti"

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(Adnkronos) - Vent'anni di carriera, un nuovo album che segna una rinascita creativa e un tour europeo accolto con entusiasmo travolgente: gli All Time Low arrivano stasera a Bergamo più carichi che mai. A poche ore dal concerto alla

Choruslife Arena, il frontman Alex Gaskarth racconta all’AdnKronos un momento speciale per la band, fatto di crescita, sperimentazione e di un legame sempre più profondo con il pubblico. Il quartetto multi platino del Maryland - Alex Gaskarth, Jack Barakat, Rian Dawson e Zack Merrick - è tornato nell’autunno scorso con ‘Everyone’s Talking!’, il loro decimo album in studio e sta festeggiando il ventesimo anniversario del disco di debutto. 

Con oltre 3,5 milioni di dischi solo negli Stati Uniti, 5 miliardi di stream globali, dal 2003 a oggi gli All Time Low hanno infranto record, riempito arene in tutto il mondo e collezionato cinque album consecutivi nella Top 10 della Billboard 200, ottenendo svariate certificazioni multi platino, platino e oro. Dopo le tappe negli Stati Uniti e in Australia, tra gennaio e febbraio la band ha attraversato il Regno Unito ed è approdata in Europa per un nuovo tour, che vede come terzultima data il concerto alla Choruslife Arena di Bergamo: una città che rappresenta anche un debutto assoluto per il gruppo. 

Che tipo di atmosfera state vivendo in tour in questi giorni?  

"È stato tutto molto vivace. E anche molto divertente. Quello che amo dei nostri concerti in questo momento è che sembrano un ambiente davvero accogliente per tutte le persone che arrivano. Una delle cose di cui sono più orgoglioso, guardando al pubblico di tutto questo tour, è che sembra davvero che le persone si uniscano per creare uno spazio sicuro tra loro: un posto dove lasciare i problemi fuori dalla porta, entrare, dimenticarsi di tutto, ballare e festeggiare. È fantastico". 

Stasera suonate a Bergamo. Che tipo di show possiamo aspettarci?  

"Penso che sarà incredibile. Non abbiamo mai suonato a Bergamo, quindi siamo davvero entusiasti di essere qui. Di solito suoniamo a Milano, quindi è bello trovarsi in una zona nuova. È uno show in un’arena, e questo sarà uno spasso. Ciò che ho amato di più di questo tour è che stiamo suonando una selezione davvero varia di canzoni: tantissimi brani vecchi, tanto del nostro catalogo passato ma anche molta musica nuova. E mi sembra un equilibrio perfetto". 

Come bilanciate i grandi classici con i brani nuovi?  

"Questa è probabilmente la parte più difficile del nostro lavoro: creare la scaletta. Abbiamo dieci album pieni di canzoni, quindi è davvero tanta musica. Ma credo che ormai sappiamo cosa vuole sentire la gente, e questa è una parte fondamentale. Ovviamente dobbiamo rendere omaggio e rispetto ai brani che sappiamo essere importanti per le persone: quelli ci saranno sempre. E poi la cosa più bella è che i fan stanno dimostrando molto amore per la musica nuova. Così possiamo suonare tanti brani recenti, e la gente impazzisce. È davvero bellissimo". 

I fan italiani sono sempre descritti come molto appassionati e calorosi. Che ricordi hai del pubblico italiano?  

"Esattamente questo. Ogni volta che veniamo in Italia, ovunque suoniamo, i fan danno sempre il massimo. I fan sono sempre un po’ più selvaggi. E siamo sempre accolti benissimo, il che è splendido. Veniamo in Italia da tanto tempo - siamo una band da 23 anni - e il fatto che le persone continuino a venire ai concerti e a impazzire per noi è la sensazione più bella del mondo. Abbiamo tantissimo amore per i nostri fan italiani". 

Negli ultimi anni c’è stata una forte rinascita del pop-punk. Come vivi questa nuova ondata?  

"È fantastico. Per noi è davvero bello perché ora stiamo vedendo fan di diverse generazioni. Abbiamo fatto parte della prima ondata, ma all’epoca eravamo una band molto giovane che inseguiva quel sogno. Guardavamo band come Blink 182, Green Day e The Offspring come modelli, cercando di seguire la strada che stavano tracciando. Ora essere parte integrante della scena, un nome 'stabile', e vedere questo ritorno di popolarità al punto che nuovi fan, giovani, la stanno scoprendo e facendone parte… è molto stimolante. Ci dà la possibilità di essere un po’ i 'veterani della situazione', per così dire. Ed è altrettanto bello vedere i giovani artisti emergenti che raccolgono il testimone e portano avanti il genere". 

Secondo te, cosa rende questo genere così rilevante oggi?  

"Credo che ciò che rende unico questo genere sia che è musica per persone che stanno cercando sé stesse. È il motivo per cui risuonava tra i giovani quando è nato, quando anche noi stavamo iniziando, e perché risuona con potenza ancora oggi. Ci sono tante persone là fuori che stanno cercando di capire chi sono, e questa musica offre un’identità, qualcosa a cui aggrapparsi, un senso di appartenenza. Ed è qualcosa di fondamentale in questi anni". 

'Everyone’s Talking!' segna un nuovo capitolo per gli All Time Low. Cosa rappresenta per voi questo disco?  

"Crescita. È un disco che parla di trasformazione, evoluzione, e della lotta per superare le difficoltà e diventare una versione migliore di sé stessi. Questo è il tema dell’album. L’ultimo brano, 'Butterflies', parla letteralmente dell’emergere dal proprio bozzolo come una nuova versione di sé. È il viaggio che questo disco vuole raccontare". 

Come riuscite a rimanere fedeli alle vostre radici senza smettere di evolvervi?  

"È la parte più difficile. Ma alla fine siamo sempre gli stessi quattro ragazzi: la band è la stessa da quando eravamo al liceo. Al centro c’è ancora quell’energia, quella passione, quella scintilla giovanile che ci ha uniti all’inizio. È il cuore della band. E ogni volta che facciamo un nuovo album, lo facciamo attraverso la lente di ciò che siamo in quel momento. Abbiamo fatto tanta strada e siamo cresciuti molto, siamo maturati. Ma al centro c’è sempre ciò che ci ha fatti iniziare, e non abbiamo mai perso di vista quella energia". 

Hai detto che in questo album avete abbracciato di più la sperimentazione. Dove possiamo sentire questo cambiamento dal vivo?  

"Ovunque. Dal vivo credo che siamo la versione migliore di noi stessi. Siamo diventati una band davvero forte sul palco. Siamo molto orgogliosi del nostro live show. L’esperienza di un concerto degli All Time Low oggi è diversa da quella di 10 o 15 anni fa: siamo più raffinati, più sicuri, più affiatati come musicisti, e questo si nota. Ed è una delle cose che amo di più di dove siamo oggi come band". 

C’è un brano del nuovo album che per te ha un significato speciale?  

"Tantissimi, ma quello che spicca adesso è 'Suckerpunch', la canzone con cui apriamo i concerti. Quando l’abbiamo scritta, sapevamo che sarebbe stato il primo brano che volevamo far sentire del disco, perché definiva perfettamente il tono dell’album. E dal vivo fa esattamente la stessa cosa: adoro iniziare con quella canzone perché senti proprio l’atmosfera cambiare e la gente esplodere di entusiasmo. È bellissimo, e questa energia arriva anche a noi sul palco". 

Cosa possiamo aspettarci dagli All Time Low nei prossimi anni?  

"Di più. Sempre di più. Credo che con questo disco abbiamo trovato una nuova spinta: siamo pieni di energie, amiamo la musica che stiamo facendo adesso e adoriamo i concerti che stiamo portando in giro. Quindi guardiamo avanti, sempre oltre l’orizzonte. Siamo emozionati all’idea di continuare". (di Federica Mochi) 

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