(Adnkronos) - Le parole di Bianca Balti "descrivono con grande lucidità una verità clinica ed esistenziale che noi professionisti conosciamo bene, una fase del percorso oncologico che troppo spesso rimane invisibile: la fine della
chemioterapia non coincide con la fine della malattia dal punto di vista psicologico ed esistenziale". "Ciò che accomuna Bianca Balti ad altri pazienti oncologici è la paura: il timore che la malattia possa progredire o ripresentarsi". Così Rossana Berardi, presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), e Saverio Cinieri, past president di Fondazione Aiom, commentano all'Adnkronos Salute le dichiarazioni rese dalla super modella - che nel 2024 ha ricevuto una diagnosi di cancro ovarico - oggi in conferenza stampa da Sanremo dove stasera sarà ospite al Festival.
"Dopo le cure si apre un tempo delicato - spiega Berardi - caratterizzato dal timore della recidiva, dal confronto con i cambiamenti corporei permanenti e dalla necessità di ridefinire la propria identità. E' la frattura tra il 'prima' e il 'dopo'. E' la perdita della spensieratezza, della sensazione di invulnerabilità. Spesso, dall'esterno, il ritorno dei capelli diventa simbolo di guarigione. Ma clinicamente sappiamo che proprio dopo la fine delle terapie si apre una fase molto delicata perché diminuisce il monitoraggio stretto, riemerge la paura della recidiva, si deve ricostruire una nuova normalità".
Nel caso del tumore ovarico su base ereditaria, come nel caso di Bianca Balti, inoltre, "la dimensione genetica aggiunge un ulteriore livello di complessità: la consapevolezza del rischio, il peso familiare, le implicazioni per le figlie, le sorelle, le madri. Il fatto che una donna pubblica scelga di parlare di questo 'lutto' - osserva l'oncologa - contribuisce a normalizzare un'esperienza che troppe pazienti vivono in silenzio, sentendosi inadeguate perché 'dovrebbero essere felici di aver finito'. In realtà, la fine delle cure è l'inizio di un percorso di integrazione: non si torna alla persona di prima, ma si può diventare una versione diversa, più consapevole, talvolta più profonda di noi". "Come professioniste e professionisti - evidenzia Berardi - abbiamo una forte responsabilità: quella di preparare le pazienti a questa fase post-terapia, considerandola parte integrante del percorso di cura, con programmi dedicati di follow-up clinico e sostegno psicologico".
