Biografilm celebra Marianne Faithfull: in 'Broken English' la forza e la fragilità di un'icona irripetibile
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
13
Sab, Giu

Abbiamo 3128 visitatori e nessun utente online

Biografilm celebra Marianne Faithfull: in 'Broken English' la forza e la fragilità di un'icona irripetibile

Spettacoli
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Non un semplice documentario musicale, ma un viaggio emotivo attraverso le molte vite di Marianne Faithfull (1946-2025). Presentato alla 22esima edizione di Biografilm, in corso a Bologna fino al 15 giugno, "Broken English" dei

registi Jane Pollard e Iain Forsyth restituisce il ritratto complesso di una delle figure più affascinanti e contraddittorie della cultura pop del Novecento. 

Il film è un mosaico di immagini d’archivio, testimonianze, frammenti di interviste e ricordi che compongono una narrazione intensa, capace di restituire contemporaneamente la straordinaria potenza artistica e la profonda fragilità umana di Faithfull. A guidare lo spettatore attraverso oltre sessant’anni di carriera sono le voci di Tilda Swinton e George MacKay, insieme ai contributi di amici, collaboratori e compagni di viaggio. Tra questi spicca quello, particolarmente toccante, di Nick Cave, che rende omaggio a una donna capace di attraversare epoche, linguaggi e generazioni senza mai perdere la propria autenticità. 

"Quando l’abbiamo incontrata aveva ricominciato a scrivere canzoni e abbiamo capito che stavamo incontrando la vecchia Marianne - raccontano Pollard e Forsyth - Ogni volta che selezionavamo materiali d’archivio del passato ritrovavamo la stessa persona: gli stessi occhi, lo stesso sorriso. È rimasta sempre la stessa, dall’inizio alla fine. Stare nella stessa stanza con lei era una gioia. Era una narratrice straordinaria, affascinante e divertente, ma sapeva essere anche brutale". 

 

Il documentario non si limita a ripercorrere i trentacinque album pubblicati dallla cantante. Affronta anche le ferite e le rinascite che hanno segnato la sua esistenza: la relazione con Mick Jagger, gli anni delle dipendenze, le cadute pubbliche, il costante scrutinio della stampa e dell’opinione pubblica. Ne emerge il ritratto di una donna che ha saputo trasformare il dolore in materia creativa, facendo della propria voce - roca, vissuta, inconfondibile - uno strumento espressivo unico. 

Tra le scoperte più sorprendenti emerse durante la lavorazione del film, spiegano i registi, vi è stato il profondo legame di Faithfull con la Beat Generation. "Non era un aspetto di lei che conoscevamo prima di iniziare il progetto. Attraverso i suoi occhi abbiamo imparato ad apprezzare il lavoro dei poeti beat in modo completamente nuovo". Le amicizie nate negli anni Sessanta con Allen Ginsberg e Gregory Corso, ricordano, rimasero solide per tutta la vita e rappresentarono per lei un riferimento culturale ed esistenziale fondamentale. 

Un altro capitolo meno noto della sua carriera riguarda l’intensa attività teatrale e musicale svolta insieme alle grandi orchestre, interpretando le opere di Kurt Weill e Bertolt Brecht. «"uel repertorio univa perfettamente le sue qualità di attrice, il talento di cantante e il modo in cui utilizzava la voce come uno strumento", osservano Pollard e Forsyth. "Ma soprattutto ci colpiva la sua presenza scenica: una donna sola davanti a un’enorme orchestra, capace di dominare il palco e dare vita a personaggi femminili sfacciati, popolari, persino volgari. Era qualcosa di straordinario". Per i due autori, tuttavia, la vera rinascita artistica arrivò con la stagione della New Wave, quando Faithfull riuscì a reinventarsi ancora una volta. "Molti esponenti del mondo punk nutrivano per lei un rispetto enorme. Quel movimento le offrì lo spazio per tornare a muoversi liberamente e ridefinire la propria identità artistica". "Broken English" diventa così molto più di una biografia filmata. È il racconto di una donna che ha attraversato il glamour degli anni Sessanta, la discesa agli inferi delle dipendenze, la rinascita artistica e la maturità creativa senza mai smettere di cercare una voce personale. Una figura irriducibile alle etichette, capace di incarnare insieme vulnerabilità e forza. "I nostri film sono ritratti di persone che hanno vissuto pienamente", concludono i registi. "E possiamo assicurarlo: nessuno ha vissuto pienamente come Marianne Faithfull". 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.