Mostra del Cinema di Venezia, si accende sul potere mediatico: 'Ink' apre e 'Primetime' rilancia
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Mostra del Cinema di Venezia, si accende sul potere mediatico: 'Ink' apre e 'Primetime' rilancia

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(Adnkronos) - La 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia si accende sul potere mediatico. 'Ink' di Danny Boyle apre e 'Primetime' di Lance Oppenheim rilancia il 5 settembre. Millenovecentosessantanove. Non è solo l'anno in

cui l’uomo mise piede sulla Luna, ma anche il punto di origine dell'informazione moderna: sensazionalismi, linguaggi semplificati, titoli che oggi vengono definiti 'acchiappaclic'. E sì, anche quella fame incessante di costruire narrazioni, manipolare percezioni ed orientare emozioni collettive. Un potere che non si limita più a raccontare il mondo, ma lo modella, lo amplifica, lo distorce. E la kermesse veneziana - in programma fino al 12 settembre - racconta il tema con due titoli in Concorso. Boyle arriva al Lido con una storia che parte proprio dal 1969. "L’anno in cui Rupert Murdoch (Guy Pearce) e Larry Lamb (Jack O'Connell) hanno lanciato un quotidiano destinato a cambiare il mondo in modo ancora più radicale. Ben prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social. Decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, questi due uomini hanno dato vita a un tabloid che, contro ogni previsione, è diventato il giornale più venduto al mondo", afferma il regista in una nota. "Sfacciato, irriverente e audace, il 'super soaraway' Sun ha sfidato l’establishment, ridisegnando il nostro mondo per l’era moderna". Al centro della pellicola - scritta da James Graham - c’è la vera storia dell’acquisizione del Sun, allora in crisi, da parte del giovane magnate australiano Rupert Murdoch.  

Ma la macchina da presa segue soprattutto l’ascesa del giornale e del suo direttore Larry Lamb. Una sigaretta dopo l’altra, al ritmo dei tasti della macchina da scrivere, Lamb e il suo gruppo di giornalisti - tra cui la reporter Jules Davies interpretata da Claire Foy - riscrivono le regole dell’informazione, imponendosi a Fleet Street, storica strada dell'editoria britannica. Da quel momento il Sun cambia pelle: via gli articoli istituzionali, dentro pezzi provocatori, linguaggio diretto, sport, glamour, celebrità, gossip, televisione, sessualità. E soprattutto titoli che oggi vengono chiamati 'acchiappaclic'. L’obiettivo era superare il Daily Mirror, allora il quotidiano più letto del Regno Unito. Ma la vera battaglia non fu a colpi di scoop: se la concorrenza pubblicava foto innocenti di giovani modelle, Lamb decise di osare e introdusse a pagine 3 ragazze senza veli. Fece scandalo, certo. Ma le vendite del Sun raddoppiarono in un anno.  

Il potere dei media passa anche dal piccolo schermo. Lance Oppenheim porta al Lido la storia di Chris Hansen, conduttore di 'To Catch a Predator', il controverso format NBC che fino al 2007 smascherava in diretta predatori sessuali attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste. Mentre il programma diventava un fenomeno nazionale e Hansen un’icona pop, il confine tra informazione, giustizia e spettacolo si assottigliava, trasformando la cronaca in intrattenimento e l’indignazione morale in un rituale televisivo. "Sono cresciuto con la tv generalista e i reality dei primi anni Duemila, e con 'Primetime' ho voluto giocare con quel linguaggio", spiega Oppenheim in una nota. "Pochi programmi hanno mantenuto una presa così salda sulla cultura di massa - e sulla mia immaginazione - come 'To Catch a Predator'. Hansen (nel film interpretato da Robert Pattinson, ndr) ha inaugurato uno spettacolo della punizione: il momento in cui l’indignazione morale è diventata un appuntamento irrinunciabile". Il regista racconta di essere sempre stato affascinato dal modo in cui il format fonde finzione e realtà: predatori mossi da impulsi reali, ma guidati dentro un ambiente costruito, tra attori e un conduttore televisivo. Con 'Primetime' ha voluto realizzare un ritratto istituzionale del programma al culmine del suo successo, seguendo le ambizioni divergenti di chi ne faceva parte - un crociato del giornalismo, un produttore cinico, un aspirante hollywoodiano - mentre tutto convergeva verso un momento di crisi. "E mi piaceva l’idea di ritornare alla cultura dei media dei primi anni duemila, prima che il panorama dell’informazione si frammentasse, quando una fascia di 'prima serata' sembrava una questione di vita o di morte. Per alcuni, lo fu davvero". 'Ink' e 'Primetime', due film e un'unica verità: chi controlla il racconto controlla il presente. (di Lucrezia Leombruni) 

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