(Adnkronos) - Una storia intima sulla possibilità di immaginare il futuro, mentre fuori si consuma il G8 di Genova. La racconta Margherita Ferrari in 'Föa - C’era una volta il futuro', sua opera prima che ha presentato ad Alice
nella Città, la kermesse autonoma e parallela alla Festa del Cinema di Roma. Tra i produttori del film figura il regista premio Oscar Paolo Sorrentino con la sua Numero 10. "Ha sostenuto e difeso questa storia, questo è un tipo di patto che mi aspetto da un produttore. Mi ha sempre lasciato anche il tempo e le modalità giuste a tutte le figure coinvolte di arrivare creativamente alle soluzioni che stavamo cercando", ha raccontato la regista nell'intervista all'Adnkronos. "In un momento storico come questo, sostenere i nuovi autori e permettere alle loro visioni di trovare una forma mi sembra più importante che mai. Sono particolarmente orgoglioso che il primo film prodotto da Numero 10 abbia uno sguardo femminile così forte e personale: una storia che ci ricorda che, anche quando il futuro sembra scomparso, forse sta ancora aspettando di essere immaginato", ha dichiarato in una nota Sorrentino.
La storia è ambientata a Genova, il 20 luglio 2001: Nicole (interpretata da Gaia Ravina) ha 18 anni ed è all’ottavo mese di gravidanza. Sola in casa, durante le manifestazioni contro il vertice del G8, apre incautamente la porta a dei manifestanti. In sottofondo i rumori della strada, in una giornata che diventerà Storia e segnerà una generazione. Dentro casa, una convivenza forzata che è scontro e incontro tra il mondo privato della ragazza e quello pubblico di Julian, Irene ed Elixi. Per Ferrari il G8 si tratta di "una ferita che ha colpito moltissimo un’intera generazione". La regista ha individuato in quei giorni un passaggio simbolico decisivo: "Possiamo dire che dopo quell’evento ci siamo chiusi un po’ tutti in casa. Vedere che esprimere il proprio dissenso e la propria idea di mondo poteva diventare un percorso così faticoso da finire nella repressione ha reso il futuro qualcosa di difficile da immaginare". Da qui nasce il personaggio di Nicole, protagonista della storia, che incarna inquietudini profondamente contemporanee. "Oggi immaginare il futuro è più urgente che mai", ha spiegato Ferrari. Secondo Gaia Ravina, il mondo raccontato dal film dialoga direttamente con quello dei giovani di oggi. "Noi abbiamo social dove vediamo immagini e video di ogni tipo, anche crudeltà disumane. Nicole viveva qualcosa di simile: era protetta in casa mentre fuori accadevano cose enormi. È un po' quello che succede a noi giovani di oggi: abbiamo il telefono, che è una cosa potentissima e utile però ci lascia impotenti".
Nel film, Nicole sceglie di aprire la porta di casa ai manifestanti in fuga. Un gesto che oggi, secondo l'attrice, appare sempre più raro. "Vedo molta paura dello sconosciuto e del diverso. C'è diffidenza, persino nell'aiutare una persona per strada. Dovremmo cercare di migliorare questo aspetto, perché c'è una rabbia e una paura dell'altro davvero esagerate". Il titolo stesso, 'C'era una volta il futuro', racchiude la domanda che attraversa l'intero film. E se per Ferrari il primo sentimento evocato dalla parola futuro è "la paura", ancora più spaventosa è l'idea di smettere del tutto di immaginarlo. "Fa più paura la possibilità di non immaginarlo più", osserva. Per l'attrice protagonista, invece, il futuro resta una domanda aperta: "Forse dovremmo interrogarci di più su cosa ci aspettiamo dal futuro, che sia qualcosa che fa paura o qualcosa di positivo. È una domanda che resta aperta per tutti". Scritto da Anita Della Cioppa, Margherita Ferrari e Veronica Penserini, il film è una produzione Numero 10 e The Apartment, società del Gruppo Fremantle in associazione con PiperFilm in collaborazione con Netflix. Il film uscirà nei cinema italiani distribuito da PiperFilm. Le vendite internazionali saranno a cura di PiperPlay. (di Lucrezia Leombruni)
