(Adnkronos) - “Il mio modo di comunicare non è cambiato molto nel passaggio dalla televisione ai podcast. A caratterizzare quest’ultima modalità di comunicazione è, secondo me, il grande senso di libertà
“Anche gli ospiti si sentono più liberi con i podcast rispetto alle telecamere in televisione, anche se, paradossalmente, i podcast sono più visti, più ascoltati e rimbalzano sui social più facilmente, quindi c’è un’amplificazione notevole – aggiunge -. Gli ospiti, quando arrivano in quel contesto, sono portati a rilassarsi: si sentono a casa, quindi si concedono e si divertono anche loro”. “Credo di avere la fortuna di aver costruito una community forte in anni in cui non si parlava di questo tema. Non c’erano i social, quindi ho fidelizzato negli anni il pubblico facendo anche tante cose diverse, dalla pubblicità a Sanremo, a Mtv, fino a Pechino Express e a Quelli che il calcio. Queste mi hanno seguito in tutte le diverse esperienze, fino al podcast ‘Fuori di Cabello’, prodotto da Dopcast”.
Parlando poi del passaggio dalla tv al podcast, Cabello racconta la difficoltà iniziale: “Quando cresci in un contesto televisivo, pensi di doverci rientrare. Non mi ero accorta che, in realtà, volevo rientrare nel mondo della creatività e della comunicazione: che si trattasse si radio, tv o piattaforme non mi interessava. A me diverte continuare a fare quello che faccio”.
