Paola Cortellesi: "Io e Albanese come Peppone e Don Camillo"
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Paola Cortellesi: "Io e Albanese come Peppone e Don Camillo"

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(Adnkronos/Cinematografo.it)Li avevamo lasciati a Coccia di Morto. Li ritroviamo tre anni dopo. Monica (Paola Cortellesi) in carcere accusata di aver nascosto merce rubata e Giovanni (Antonio Albanese) impegnato nel progetto di recupero culturale di uno spazio di periferia.

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Ecco che la coatta romana e il milanese dell’alta borghesia tornano al cinema nel secondo capitolo, sempre diretto da Riccardo Milani, della commedia campione d’incassi e Biglietto d’Oro del 2018: Come un gatto in tangenziale.

Le novità però ci sono e anche le new entry, come Luca Argentero nei panni di Don Davide, un prete tanto bello quanto pio, e Sarah Felberbaum, nel ruolo di una giovane rampante legata sentimentalmente a Giovanni. “Sono stato ospite di una parrocchia a Milano - dice il regista - Avevano messo su una rassegna di cinema e tra i film proiettati c’era anche Come un gatto in tangenziale. Ecco, ho visto un’attività sociale importante, un posto in cui si fanno tante cose e ci si occupa del quartiere e così ho deciso di raccontare questa realtà”.

Nel film infatti Giovanni riesce a far commutare la detenzione di Monica con un lavoro nella parrocchia di San Basilio. “Ho voluto raccontare un paese che in qualche modo si vuole ricompattare e vuole tornare unito”, specifica poi il regista. E Paola Cortellesi: “Non siamo partiti con l’idea di fare un sequel, questa storia è nata durante il lockdown. Alcuni sacerdoti militanti, che si rimboccano le maniche e che si occupano delle prime necessità, hanno catturato il nostro interesse”.

Prodotto da Wildside e Vision Distribution, il film esce a fine agosto, esattamente il 24 (distribuito da Vision), per dare un segnale di ripartenza. “Sono orgoglioso di questa data di uscita perché è un segnale importante per noi e per il cinema. Speriamo che un film popolare come il Gatto faccia tornare la gente in sala, che è il posto più sicuro al mondo”, dice Antonio Albanese.

E sul suo personaggio la Cortellesi precisa: “Monica incarna il pensiero di molti e di un certo tipo di qualunquismo. Non è un caso che spesso ripeta ciò che molti dicono senza comprenderne il reale significato e cioè la famosa frase: con la cultura non si mangia. Il progetto di Giovanni mira a formare attraverso l’arte il pensiero dei giovani che sono ancora delle spugne pronte ad assorbire gli stimoli esterni. E questo film è uno specchio del paese che viene raccontato attraverso due opposti, come Monica e Giovanni. Due parti in contrapposizione come possono essere stati anche Don Camillo e Peppone”.

E Milani: “Abbiamo tentato di raccontare un paese che verrà, un futuro prossimo nel quale speriamo che l’emergenza sanitaria sia un po’ alle spalle e nel quale la compattezza sociale sia più forte. Monica e Giovanni sono due personaggi ai quali mi aggrappo perché diffondono speranza e ascolto”.

Nel film si vedono anche alcune scene di Dramma della gelosia (1970) di Ettore Scola. “Un omaggio alla commedia all’italiana e al modo di fare film e di raccontare il paese e l’umanità e anche un omaggio a due grandi attori italiani: Monica Vitti e Marcello Mastroianni”, precisa Milani.

Nel cast anche Sonia Bergamasco, nei panni di Luce, l’ex moglie di Giovanni obnubilata dalla presenza di Don Davide; Claudio Amendola, nel ruolo dell’ex marito di Monica, e le due gemelle-ladruncole, interpretate da Alessandra e Valentina Giudicessa, che concludono scherzando: “Per strada ormai ci riconoscono. Vogliono farsi le foto con noi. Ma economicamente povere siamo e povere siamo rimaste!”.

Non è detto però che il loro ingaggio sia finito qui. Il finale del film è talmente aperto che è abbastanza scontato che ci sarà un altro sequel. Insomma non ci resta che attendere 'Come un gatto in tangenziale 3'.

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