Danza, dopo la pandemia il Comunale di Ferrara riparte da Wim Vandekeybus e Ultima Vez - il Centro Tirreno
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
02
Gio, Dic

Danza, dopo la pandemia il Comunale di Ferrara riparte da Wim Vandekeybus e Ultima Vez

Spettacoli
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

L' 8 ottobre (ore 20.30) la danza debutta al Comunale con la prima italiana di 'Hands do not touch your precious Me. A dialogue between the universes of Wim Vandekeybus, Olivier de Sagazan and Charo Calvo', firmata da Wim Vandekeybus per la sua compagnia Ultima Vez.

alternate text

 

Il Teatro Abbado riprende proprio con lo stesso spettacolo che doveva debuttare in Italia in prima mondiale un anno fa (nell’ottobre 2020), poi sospeso per il lockdown.

Il 10 ottobre (re 16) è il momento di Traces. Nella sterminata e travolgente natura rumena delle ultime foreste primordiali d'Europa, il coreografo fiammingo cerca tracce più antiche dell'uomo e della sua memoria per parlare della 'storia interiore'. Storia che si svolge prima o al di là del linguaggio, e può essere raccontata solo dalle pulsazioni della danza e della musica.

In Hands do not touch your precious Me Wim Vandekeybus tesse, invece, un racconto mitico di confronto e trasformazione, di luce e ombra, morte e rinascita. Questo titolo, poetico e misterioso, riprende un verso tratto da un inno della sacerdotessa sumera Enheduanna alla dea Inanna. Di tutti i miti che circondano la divinità, la sua spettacolare discesa negli inferi è il più intrigante. Innana è l'incarnazione divina dei paradossi dell'esistenza umana e le sue azioni sono il riflesso delle tensioni e delle contraddizioni che ogni persona è costretta ad affrontare nella vita.

Incise su tavolette di argilla in caratteri cuneiformi oltre 4mila anni fa, queste parole sono tra le testimonianze più antiche dell'umanità. Il coreografo, regista e film-maker belga, tra quelli che più hanno segnato la danza di questi ultimi decenni, collabora con le arti e lavorando insieme ad altri artisti crea un mondo per otto danzatori dove il corpo, quasi scultura vivente, rimane in bilico tra utopia e turbamento, tra forza e fragilità.

La ricerca artistica con l'argilla è firmata dal performer e artista visivo Olivier de Sagazan. Per la musica ha scelto di collaborare con la compositrice Charo Calvo, con musica originale aggiuntiva (Red Dance) di Norbert Pflanzer. Live camera durante la performance a cura di Wim Vandekeybus, ulteriore commistione in scena tra le diverse arti. Lo spettacolo è una produzione Ultima Vez, in coproduzione con Kvs Brussels e Fondazione Teatro Comunale di Ferrara.

In Traces, Vandekeybus ripensa alle intuizioni da cui è partita la sua ricerca, al dramma delle pulsioni e degli istinti, al gioco delle energie e delle intensità. C’è qualcosa in natura che il corpo ha dimenticato o rimosso. Quanta natura ‘vive’ ancora nell'uomo? Quanto c’è di animale nel corpo umano? Cosa succede quando siamo a rischio o in pericolo, quando dobbiamo prendere decisioni intuitive per sopravvivere? Dieci ballerini si muovono su una colonna sonora composta da Trixie Whitley, Shahzad Ismaily, Ben Perowsky e Daniel Mintseris, registrata con la partecipazione speciale di Marc Ribot alla chitarra.

 

Ti potrebbero interessare anche:
article-top-ads-ct-cca-002