'Gomorra' al gran finale su Sky, Ciro e Genny di nuovo a confronto
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
14
Ven, Ago

Abbiamo 4837 visitatori e nessun utente online

'Gomorra' al gran finale su Sky, Ciro e Genny di nuovo a confronto

Spettacoli
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

'Gomorra' al capolinea: siamo al gran finale di una serie tv - dal 19 novembre su Sky e in streaming su Now, per cinque venerdì - che dall'Italia, targata Sky Original e prodotta da Cattleya con Beta Film, ha conquistato il mercato televisivo internazionale di oltre 190 Paesi, partendo dal romanzo di Roberto Saviano edito da Mondadori e arrivando dopo un 'work in progress' lungo 58 episodi distribuiti in cinque stagioni per otto anni, al 'The End' con sicuro rammarico per i telespettatori, malcelato anche dai protagonisti, a cominciare dai due 'eroi' al negativo della serie: Ciro e Genny, ovvero Marco D'Amore - anche nelle vesti di regista di sei episodi su dieci con gli altri quattro diretti da Claudio Cupellini - e Salvatore Esposito, affiancati fra gli altri da Ivana Lotito 'Azzurra', Arturo Muselli 'Enzo Sangue Blu', Mimmo Borrelli 'o Maestrale'.

alternate text

 

I due protagonisti, nelle dieci puntate finali girate non solo a Napoli ma anche a Roma e a Riga in Lettonia, con il sottofondo delle musiche dei Mokadelic, torneranno a confrontarsi, "a parlarsi occhi negli occhi, direi naso a naso, per impedire all'altro ogni altra visuale, ogni altra visibilità", spiega lo scrittore Roberto Saviano, presentando con registi, attori e produttori 'Gomorra: la serie - stagione finale' al teatro Brancaccio di Roma. "Il loro è un destino comune, una sfida e allo stesso tempo un rapporto di intimità".

Una serie che, per Marco D'Amore, "indica la pericolosità del filo di un funambolo, affinché nessuno si arrischi a camminarvi sopra". Tutto così semplice? "Niente affatto; anzi: tutto molto difficile e complicato, nulla a che vedere con le cose semplici e facili. Anche per questo motivo, la serie ha segnato la nostra vita e in modo profondo la mia vita, che da quella terra sono scappato quando avevo solo 18 anni", confessa l'attore e regista.

E a 'Ciro' non può che fare eco 'Genny': "Siamo alla fine di un lungo viaggio, frutto di un lavoro collettivo davanti e dietro la macchina da presa, che ha avuto effetti forti su tutti noi; un viaggio faticoso - ammette Salvatore Esposito - che mi ha fatto crescere non solo come artista ma anche come uomo. Ora, giunti alla fine, è come quando finisce una relazione: si sente malinconia, si prova tristezza, ma si avverte anche la consapevolezza di ciò che si è dato e si è ricevuto".

(di Enzo Bonaiuto)

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.