Le Fondazioni liriche scrivono a Fedriga: "Il Covid rallenta, stop al distanziamento delle masse artistiche"
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Le Fondazioni liriche scrivono a Fedriga: "Il Covid rallenta, stop al distanziamento delle masse artistiche"

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La pandemia rallenta e si va verso un ritorno alla normalità. In quest'ottica le Fondazioni lirico-sinfoniche hanno scritto una lettera - che l'Adnkronos è in grado di anticipare - firmata dal presidente dell'Anfols, Francesco Giambrone, e dai sovrintendenti della Scala, Dominique Meyer, e dell'Accademia di Santa Cecilia, Michele dall'Ongaro, indirizzata al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, per chiedere l'abolizione delle misure che impongono il distanziamento delle masse artistiche nei teatri e nelle sale da concerto.

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Una misura che, secondo i vertici delle Fondazioni, "dovrebbe ritenersi ormai superata", essendo legata ad "una fase acuta della pandemia" che invece è in fase di rallentamento.

Anfols (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche), Scala e Santa Cecilia ricordano nella lettera che, in base alle misure ancora in vigore, i professori d’Orchestra devono “mantenere la distanza interpersonale di almeno 1 metro". Distanza che per gli strumenti a fiato è di 1,5 metri e per il direttore d’orchestra e la prima fila dell’orchestra è di 2 metri. Inoltre gli artisti del Coro sono attualmente costretti a mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti sul palco. "Risulta di tutta evidenza, infatti - si legge nella lettera - come l’obbligo di green pass ordinario per i lavoratori al di sotto dei 50 anni e di green pass rafforzato per quelli al di sopra della suddetta età - insieme al rallentamento della diffusione del virus - rappresentino adeguate misure di garanzia e sicurezza".

Le Fondazioni liriche evidenziano "come il distanziamento tra i professori d’Orchestra e tra i componenti del coro incida negativamente sull’offerta culturale, rendendo impossibile l'esecuzione dell’intero repertorio", e ricordano che durante la pandemia le Fondazioni "si sono adoperate per mantenere il più possibile ampia ed adeguata l’offerta, anche attraverso forme e strumenti innovativi quali le nuove tecnologie ed il digitale. A questo punto, però - ribadiscono nella lettera - la vigenza della norma sul distanziamento rappresenterebbe un limite non più adeguato al contesto, con una grave ricaduta sulle attività. Segnaliamo, infine, che questa disciplina non ha eguali negli altri Paesi europei. Ciò, oltre a comportare una difficoltà in caso di tournée all’estero, dimostra come non sia considerata misura efficace nel resto d’Europa", concludono.

(di Pippo Orlando)

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