Cos'è successo nella caduta di ieri nei Paesi Baschi? L'esperto analizza la maxi caduta
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07
Mar, Mag

Cos'è successo nella caduta di ieri nei Paesi Baschi? L'esperto analizza la maxi caduta

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(Adnkronos) - Non si può addebitare a un solo elemento o a una sola causa la caduta rovinosa di ieri durante il giro dei Paesi Baschi, che ha coinvolto big del pedale come Vingegaard, Evenepol e Roglic. Questa è l'opinione in

sintesi di Guido Rubino, fondatore del sito tecnico Cyclinside.it. In una conversazione con l'Adnkronos, Rubino - che già ieri aveva analizzato la caduta in discesa a circa 80 all'ora del gruppo - si concentra sul principale indiziato: le bici da corsa moderne e gli stili di guida che favoriscono. "Telai compatti e rigidissimi -dice-, ruote ad alto profilo, velocità medie sempre maggiori, magari anche qualche rischio di troppo dovuto alla maggiore confidenza che i corridori oggi anno con i freni a disco, che li porta a frenare solo all'ultimo: tutto questo può contribuire a episodi di questo genere, certo non nuovi ma sempre preoccupanti".  

Il dibattito sull'accaduto, non proprio una banalità visto che coinvolge ciclisti di punta proprio all'inizio della stagione dei grandi giri, si sta concentrando sulla parte meccanica del crash collettivo; per il momento non è in discussione la capacità di guida dei professionisti di quel livello, che sono in grado di cambiare magliette e perfino calzini mentre pedalano a velocità che ai ciclisti normali sembrano da record. "C'è anche un problema di organizzazione, e di protezione": nel video della caduta si vede bene una specie di barriera di sicurezza installata all'inizio del punto pericoloso della curva e non dove effettivamente poteva essere più utile. Concentrandoci invece sui mezzi, la differenza più rilevante oggi è "che molti preferiscono telai compatti con un angolo di sterzo più chiuso". I telai compatti, e ovvero sotto misura, vanno per la maggiore perché "il ciclista ha un mezzo più reattivo, ma diventa allo stesso tempo più difficile da guidare".  

Le ruote ad alto profilo, con cerchi oltre i 50 mm di profondità, sono sì più aerodinamici di quelli a basso profilo "ma la ruota diventa eccessivamente rigida; una ruota che fletta un minimo, in curva in discesa a 80 all'ora, 'accompagna' l'insieme uomo-macchina. Quella più rigida no, con possibilità di 'controsterzate' improvvise, che si abbina all'angolo di sterzo più chiuso. La bici ti può scappare di sotto". Senza contare le telai a sezione larga e soprattutto cerchi a profilo alto risentono maggiormente di spostamenti d'aria. "La ruota anteriore conta molto più della posteriore, infatti ultimamente alcuni professionisti usano cerchi a profilo moderato davanti e a profilo alto dietro perché il posteriore non incide sulla direzione".  

Infine, i materiali: 'il carbonio è molto più rigido delle tradizionali bici in metallo, che assorbono le vibrazioni e le asperità": altro contributo a possibili cadute. Quanto alle gomme, di sezione ormai larga e con utilizzo di materiali come il grafene che danno grip impensabili solo vent'anni fa, "non mi sembra che rivestano un ruolo particolare. Però le immagini di Tesfasion, il primo a cadere ieri, fanno pensare a un improvviso calo di pressione dell'anteriore, forse una foratura, che può aver fatto controsterzare la bici facendolo cadere". Dal video, anche se sfocato, appare evidente che l'eritreo della Lidl-Trek non abbia neanche sfiorato la leva freno. Senza contare, nota infine Rubino, che "i corridori sono portati, per posizioni estreme, a guidare anche in discesa con le mani in presa alta, e questo rende meno facile il controllo", prendendosi dunque anche loro una parte di responsabilità nelle cadute. 

(di Paolo Bellino) 

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