Sinner, l'accusa degli Schützen: "Sei troppo italiano, rispetta le tue radici"
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Sinner, l'accusa degli Schützen: "Sei troppo italiano, rispetta le tue radici"

Sport
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(Adnkronos) - Da "poco italiano" a "troppo italiano" il passo, a quanto pare, è breve per Jannik Sinner. Il tennista azzurro, che si sta preparando per le Atp Finals di Torino, è stato 'accusato' oggi, venerdì 7 novembre, di

aver 'ferito' le sue radici altoatesine dagli Schützen, i bersaglieri tirolesi, che si sono rivolti a lui in una lettera aperta riprendendo le sue ultime dichiarazioni in cui si diceva "orgoglioso di essere italiano" e "felice di essere nato in Italia e non in Austria". 

"In una società libera ognuno deve poter definire la propria identità. Ma sai bene che affermazioni come questa - soprattutto se pronunciate da una personalità tanto conosciuta - hanno un effetto che va ben oltre lo sport", ha scritto in una lettera aperta a Sinner il comandante dei Cappelli piumati Christoph Schmid, "vengono accolte con soddisfazione dai nazionalisti italiani, mentre qui da noi suscitano preoccupazione. Perché toccano questioni per noi centrali: la nostra lingua, la nostra storia, la nostra identità". 

"Proprio l’Austria che tu hai ‘rifiutato’ si è impegnata instancabilmente, in decenni difficili, per i diritti dei sudtirolesi: sul piano politico, diplomatico e culturale. Per questo fa male quando personalità di spicco del nostro territorio, con parole avventate, danno l’impressione che questo legame storico e l’autonomia faticosamente conquistata abbiano perso significato". 

Poi Schmid ha concluso lanciando un vero e proprio appello a Sinner: "Quando in futuro ti verrà chiesto del tuo sentimento nazionale, ti preghiamo di riflettere sul peso delle tue parole. Parla pure - se lo desideri - della tua appartenenza all’Italia, ma fallo con rispetto verso tutti coloro che si sentono sudtirolesi, ladini o appartenenti ad altre minoranze. Proprio tu, che viaggi tanto nel mondo, sai bene che apertura e diversità non sono una debolezza, ma una forza". 

 

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