(Adnkronos) - Tanti auguri, Hubert Bihler. “Smetti prima che i capi ti dicano: Nonno, resta a casa!” scherzano i colleghi più giovani. Ma lui sorride, sistema l’accredito, al suo posto, in servizio, come sempre. Hubert
Bihler spegne oggi 80 candeline -mica una- e lo fa nel modo che conosce meglio: da volontario ai Giochi. I volontari sono parte del programma di Human Capital che ha come director Anna Laura Iacone.
In un’intervista all’Adnkronos, Hubert Bihler ripercorre vent’anni di eventi sportivi, 18 grandi appuntamenti internazionali e un debutto indimenticabile ai Giochi di Olimpiadi invernali di Vancouver 2010, quando lavorava nella mixed zone dello sliding centre. "La prima Olimpiade non si scorda mai", racconta. E tra i ricordi spunta anche l’incontro con Usain Bolt: "Un campione incredibile".
Qual è stata l’Olimpiade più emozionante nella tua lunga esperienza da volontario?
Ho partecipato a 18 grandi eventi sportivi negli ultimi 20 anni e quella più emozionante è stata la mia prima Olimpiade, Vancouver 2010. Facevo il volontario nella mixed zone dello sliding centre.
Un ricordo con un grande campione?
Ho incontrato Usain Bolt. Un campione incredibile.
Parliamo di Milano Cortina: com’è una tua giornata tipo? Sveglia all’alba con il caffè, chiacchiere con le delegazioni straniere o cori “Italia Italia” con il pubblico? E cosa fai durante la giornata?
Faccio colazione a casa e poi vado al venue di Anterselva in autobus per fare i controlli al campeggio. Da lì prendo un altro bus che mi porta dalla mia squadra. Facciamo il briefing e ci prepariamo per la giornata di lavoro. Al mattino ci sono gli allenamenti, perché la maggior parte delle gare inizia nel primo pomeriggio.
Si mangia bene?
Posso dirlo perché ho fatto tanti eventi: qui si mangia davvero bene. È cucina tirolese. Ne ho parlato con molti colleghi e siamo tutti d’accordo, il cibo è ottimo.
Quali sono state le difficoltà maggiori come volontario?
La quantità di gente. Nella valle di Anterselva ci sono circa 20.000 spettatori, più i volontari e tutte le persone che lavorano per l’organizzazione.
Un aggettivo per descrivere Milano Cortina 2026?
Io sono stato solo ad Antholz/Anterselva, che è un posto bellissimo. L’organizzazione funziona molto bene, tra di noi c’è un bel clima e si lavora davvero bene. Se devo scegliere una parola, direi “fantastica”.
In quali aree hai lavorato?
Direi che il 90% del mio lavoro è stato con i fotografi: li gestiamo e li aiutiamo sul field of play. Ci sono diverse aree in cui possono lavorare. Ormai conosco tantissimi fotografi da tutto il mondo che ritrovo a ogni edizione dei Giochi.
Un episodio divertente o particolarmente memorabile con tifosi, atleti o delegazioni?
Ritrovare fotografi che conosco da 10, 15 o anche 20 anni, da tutto il mondo, è sempre bellissimo. Ma anche conoscere nuovi volontari e persone di ogni Paese, parlare con loro e creare nuove amicizie: è questo che rende il mondo un posto migliore. Un collega volontario è poi venuto a stare a casa mia per tre settimane per imparare il tedesco, e lo scorso Natale ho ospitato un volontario dal Sudafrica.
Cosa porterai nel cuore di Milano Cortina? Un’immagine in particolare?
Ho fatto il volontario per tanti anni della mia vita. Domani compio 80 anni e sarò comunque in servizio qui. Questo, per me, è il ricordo più forte di Antholz/Anterselva.
Un consiglio per migliorare le Olimpiadi future?
Non saprei… però i colleghi più giovani mi dicono che dovrei smettere prima che i capi mi dicano: “Nonno, resta a casa!” (ride). (di Andrea Persili)
