Protti e il cancro al colon, l'oncologo: "Attenzione ad anemia, calo di peso e alterazioni intestinali"
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Protti e il cancro al colon, l'oncologo: "Attenzione ad anemia, calo di peso e alterazioni intestinali"

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(Adnkronos) - Il tumore al colon-retto, la malattia che ha colpito l’ex calciatore Igor Protti, scomparso oggi a 58 anni, è tra le neoplasie più diffuse in Italia. Ma, secondo gli specialisti, "riconoscere precocemente" i

segnali d’allarme può fare la differenza. "Tra i sintomi da non sottovalutare ci sono l’anemia, un improvviso calo di peso, la stitichezza, le alterazioni della regolarità dell’alvo e i dolori addominali. Alla loro comparsa è importante rivolgersi tempestivamente a uno specialista", spiega all’Adnkronos Salute Nicola Silvestris, direttore Dipartimento Area medica dell’Irccs Istituto Tumori 'Giovanni Paolo II' di Bari e segretario nazionale dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica).  

Il tumore del colon-retto rappresenta "la terza neoplasia più frequente negli uomini, dopo prostata e polmone, e la seconda nelle donne, dopo il tumore della mammella". Secondo il rapporto 'I numeri del cancro in Italia 2025', nel 2024 sono state stimate circa 48.700 nuove diagnosi. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è pari al 65% negli uomini e al 66% nelle donne. In Italia vivono oggi oltre 442.600 persone dopo una diagnosi di tumore del colon-retto. 

"Solo il 3,5% dei casi è legato a una predisposizione ereditaria. Per questo la prevenzione resta fondamentale - sottolinea Silvestris - Da un lato quella primaria, attraverso la riduzione dei principali fattori di rischio: fumo, alcol, obesità, sovrappeso, sedentarietà, e consumo eccessivo di alimenti ultra-processati come salumi, insaccati industriali, snack salati (patatine), farine e zuccheri raffinati, e piatti pronti surgelati. Dall’altro la prevenzione secondaria, con l’adesione ai programmi di screening, a partire dal test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, raccomandato ogni due anni tra i 50 e i 69 anni". 

Ripercorrendo la vicenda di Protti, l’oncologo ricorda che "la battaglia dell'ex bomber è durata poco più di un anno". Una volta diagnosticata la malattia, aggiunge, "è essenziale individuare eventuali bersagli molecolari e affidare il paziente a un team multidisciplinare composto da oncologo, chirurgo, radiologo interventista, endoscopista, radioterapista, nutrizionista e psicologo".  

Le opzioni terapeutiche variano in base allo stadio della malattia. "Nelle forme localizzate può essere indicato l’intervento chirurgico, mentre nelle forme avanzate si ricorre a chemioterapia e terapie target e può avere un ruolo anche la radioterapia. Una quota di pazienti, circa il 5%, può inoltre beneficiare dell’immunoterapia. In alcuni casi è possibile accedere a studi clinici sperimentali" conclude Silvestris.  

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