Mancini e Ranieri, la restaurazione di Malagò dopo la suggestione di una (presunta) rivoluzione
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Mancini e Ranieri, la restaurazione di Malagò dopo la suggestione di una (presunta) rivoluzione

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(Adnkronos) - Giovanni Malagò è arrivato dove voleva. Roberto Mancini è sempre stata la sua prima scelta come commissario tecnico della Nazionale italiana. Un ritorno che ha l'ambizione di riconnettersi con la stagione

dell'Europeo, con l'ultima esperienza positiva, dopo le complicate parentesi di Luciano Spalletti e Rino Gattuso. E Claudio Ranieri è il direttore tecnico che può accompagnarlo, senza frizioni e con la postura del saggio consigliere.  

Uno schema più affine a legami e rapporti consolidati che il presidente della Figc aveva accantonato per tentare una strada diversa, quella che con Paolo Maldini e Leonardo, e la suggestione Pep Guardiola realmente inseguita per qualche giorno, avrebbe potuto consacrarlo come un innovatore. Un piano che, evidentemente, non ha retto al più che prevedibile 'no' dell'allenatore più famoso al mondo e alla virata sul ben più modesto Andrea Pirlo. Il caso Russia, sicuramente sottovalutato e probabilmente strumentalizzato, ha aperto una crisi di immagine e di reputazione che ha suggerito a Malagò la più rapida delle inversioni di rotta possibili.  

Il risultato è una restaurazione che arriva dopo la brevissima suggestione di una presunta rivoluzione, che può essere rimandata a tempi migliori. Si cambia, al termine di venti giorni difficili da dimenticare, rimettendo il calcio italiano nei binari che ha sempre prediletto. Viene in mente la frase pronunciata da Tancredi, nipote del principe Fabrizio Salina nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. 

E ci sono una serie di interrogativi e di incognite che pesano sullo scenario, partendo proprio dai protagonisti che restano a guidare il calcio italiano. Roberto Mancini è anche il Ct che ha scaricato l'Italia per incassare i petroldollari sauditi, un errore che secondo Malagò è stato sanato dalle scuse dell'allenatore. Ma la domanda è lecita: cosa succederà se dovesse arrivare una proposta più vantaggiosa dello stipendio concordato con la Federazione? Lo stesso Malagò è alla guida della Figc da pochi mesi ma ha già vissuto settimane particolarmente difficili. C'è un ricorso, quello presentato dal'avvocato Renato Miele, che contesta i requisiti per la sua elegibilità e su cui si deve pronunciare la Procura federale. E c'è ora anche un processo di selezione del nuovo ct che certo non sarà ricordato come un fugido esempio di destrezza manageriale. Segue, ulteriore, inevitabile domanda: siamo sicuri che il calcio italiano sia finito nelle mani giuste? (Di Fabio Insenga)  

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