Albertini: 'Ho imparato tutto nello spogliatoio. Oggi il calciatore è un'azienda'
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Albertini: 'Ho imparato tutto nello spogliatoio. Oggi il calciatore è un'azienda'

Sport
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(Adnkronos) - "Io mi ritengo un ragazzo normale che ha fatto qualcosa di speciale, e non un ragazzo speciale che ha fatto qualcosa di normale". A pronunciare queste parole, con la stessa lucidità e concretezza con cui a centrocampo

dettava i tempi della manovra, è Demetrio Albertini, uno dei simboli più luminosi del Milan dei record e della Nazionale azzurra, quattordici stagioni in rossonero, cinque scudetti e tre Champions League in bacheca. Oggi, a ventuno anni dal ritiro dal calcio giocato - una "seconda vita" professionale che è ormai più lunga della prima, trascorsa tra incarichi federali in Figc e imprenditoria - Albertini porta la sua esperienza fuori dal rettangolo verde nel libro "Lezioni sul campo" (Gribaudo), presentato al festival Pordenonelegge. 

Il volume nasce da un'esigenza intima e familiare prima ancora che pubblica. "Sfortunatamente non ho mai fatto collezioni di maglie nella mia lunga carriera - racconta Albertini - e i miei figli non hanno vissuto il mio momento in campo, ma vivono il papà adesso. Volevo lasciare traccia del percorso fatto". Ma il libro non è un'autobiografia nostalgica. È piuttosto un manuale trasversale, un ponte tra mondi apparentemente distanti: "Non avendo una formazione accademica, tutto quello che ho imparato l'ho appreso sul campo e nello spogliatoio. Molti concetti contenuti nel libro sono tecniche di team building che oggi applico anche nelle grandi aziende. Lo sport contamina la struttura valoriale e organizzativa. Il nostro è un mondo spesso chiuso in se stesso che ripete che 'chi non è del settore non può capire', ma in realtà deve aprirsi e farsi contaminare dalla società e dall'organizzazione esterna". 

inevitabile, sollecitato dalle domande dei giornalisti, un parallelo tra il calcio in cui ha trionfato negli anni '90 - quando la Serie A italiana era il punto di riferimento assoluto del pianeta - e la realtà attuale. Un'epoca dominata da logiche completamente diverse, a partire dalla comunicazione. "Io mi ritengo fortunato ad aver giocato in un'epoca senza social network", ammette Albertini con un sorriso. "Oggi il calciatore non è più solo un atleta che deve pensare a vincere e a giocare: è diventato un creatore di contenuti, un'azienda dentro l'azienda, con i suoi media manager e reparti commerciali. Prima eravamo molto più squadra, tutto era più facile da gestire". 

 

Il cambiamento, tuttavia, non riguarda solo i singoli giocatori, ma l'intero sistema: "Oggi non è solo il calciatore a non essere più una 'bandiera', è il mercato che è diventato predominante nella gestione del calcio. E per quanto riguarda i risultati della nostra Nazionale e dei nostri club, il sistema deve farsi seriamente un esame di coscienza". 

Tra aneddoti spogliatoio, le lezioni improvvisate ai bambini delle elementari e le conferenze nelle università, il messaggio di fondo che Albertini vuole consegnare alle nuove generazioni rimane legato a un'etica rigorosa dello sforzo: "Ho conquistato tutto attraverso il lavoro, avendo il talento ma dando valore a ciò che ho ottenuto passo dopo passo. Questa è la vera lezione che il campo mi ha lasciato". (di Paolo Martini) 

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