Roblox vince la class action per presunta dipendenza da videogiochi
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Roblox vince la class action per presunta dipendenza da videogiochi

Tecnologia
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 Una recente class action intentata in Illinois contro Roblox, insieme a colossi dell'industria videoludica come Nintendo, Blizzard, Rockstar e Sony, accusava le aziende di aver intenzionalmente progettato i propri giochi in modo da indurre dipendenza, sfociando in quello che l'attore definiva "disturbo da gioco su internet".

Roblox vince la class action per presunta dipendenza da videogiochi



La strategia legale adottata richiamava l'approccio utilizzato nelle cause contro le aziende produttrici di tabacco, con l'obiettivo di ritenere le compagnie responsabili per la progettazione di prodotti che creano dipendenza. Un esito positivo del procedimento avrebbe potuto aprire la strada a una vasta ondata di azioni legali nei confronti dell'intero settore dei videogiochi.

Roblox ha reagito presentando una mozione per respingere il caso, invocando la Sezione 230 del Communications Decency Act e le tutele garantite dal Primo Emendamento della Costituzione statunitense.

La scorsa settimana, il tribunale ha accolto la richiesta di Roblox, concedendo la sua mozione di archiviazione.

Nelle motivazioni della sentenza, la corte ha stabilito che:

I contenuti propri di Roblox, inclusi i suoi strumenti di creazione di giochi, rientrano nella sfera della libertà di espressione tutelata dal Primo Emendamento.

In base alla Sezione 230 del Communications Decency Act, Roblox non può essere ritenuta responsabile per i contenuti creati dai suoi utenti.

Pertanto, almeno per il momento, Roblox non è legalmente responsabile della presunta dipendenza dei suoi utenti dalla piattaforma. La sentenza rappresenta una vittoria significativa per Roblox e potrebbe avere implicazioni rilevanti per altre aziende del settore videoludico coinvolte in simili contestazioni legali.

Immagine di cover generata con il supporto di Gemini

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