Antitrust, Google non dovrà vendere il browser Chrome
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Antitrust, Google non dovrà vendere il browser Chrome

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Il tribunale distrettuale di Washington ha stabilito che Google non dovrà vendere il browser Chrome per rispondere alle accuse di monopolio illegale nel mercato delle ricerche online. Lo ha deciso il giudice Amit Mehta, che oltre un anno fa aveva già riconosciuto la violazione dello Sherman Antitrust Act da parte della società di Mountain View.

Antitrust, Google non dovrà vendere il browser Chrome

 

La nuova sentenza non chiude il caso, ma definisce le misure che l’azienda dovrà adottare per correggere il proprio comportamento.

 

Il Dipartimento di Giustizia aveva chiesto rimedi ben più drastici, inclusa la cessione del browser o il divieto assoluto di pagare partner come Apple e Mozilla per mantenere Google Search come motore predefinito. Richieste che Mehta ha respinto, ritenendole sproporzionate e potenzialmente dannose per l’intero ecosistema tecnologico. “Una separazione di Chrome sarebbe una soluzione innaturale, confusa e rischiosa”, ha scritto il giudice in un documento di oltre 200 pagine, sottolineando come il browser non rappresenti un’attività indipendente, ma sia profondamente integrato nelle infrastrutture di Google.

La corte ha invece imposto limiti più circoscritti: l’azienda non potrà più siglare accordi esclusivi che soffochino la distribuzione di motori di ricerca o assistenti AI rivali e dovrà condividere una parte dei suoi dati di ricerca con concorrenti qualificati, in modo da permettere loro di avviare una competizione più equa. Non si tratta di un accesso illimitato o continuo, ma di un “pacchetto una tantum” di informazioni, pensato per dare ai rivali strumenti di partenza senza compromettere, secondo Mehta, la sicurezza degli utenti e la proprietà intellettuale di Google.

La decisione segna uno dei più importanti interventi antitrust in USA contro un colosso tecnologico dai tempi della storica causa contro Microsoft negli anni Novanta. Eppure, le critiche non mancano. DuckDuckGo, diretto concorrente di Google, ha definito le misure “insufficienti” perché non scalfiscono il vero vantaggio competitivo del gigante della Silicon Valley. Anche l’American Economic Liberties Project ha parlato di un rimedio “debole” che rischia di consolidare, anziché ridurre, la posizione dominante di Google. Mountain View ora può appellarsi alla sentenza di colpevolezza e la battaglia legale potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema.

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