La decisione del Tribunale di Roma segna un punto di svolta nel rapporto tra le grandi piattaforme digitali e i diritti dei consumatori nel mercato italiano.

I giudici capitolini hanno accolto l'azione legale promossa dal Movimento Consumatori, stabilendo l'illegittimità delle clausole contrattuali che hanno permesso a Netflix di ritoccare verso l'alto i canoni mensili dal 2017 fino al gennaio 2024. Secondo la sentenza, tali modifiche unilaterali violerebbero il Codice del Consumo poiché introdotte senza specificare nel contratto i validi motivi richiesti dalla normativa nazionale, rendendo di fatto nulle le variazioni di prezzo imposte negli ultimi sette anni.
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L'impatto economico del provvedimento è significativo, specialmente per gli utenti di lunga data. Per chi ha mantenuto attivo un abbonamento di tipo Premium con continuità, il rimborso complessivo stimato dai legali si aggira intorno ai 500 euro, cifra che si dimezza a circa 250 euro per i sottoscrittori del piano Standard. La corte ha inoltre stabilito che ogni abbonato coinvolto ha diritto non solo alla restituzione delle somme versate in eccedenza, ma anche a una riduzione del prezzo attuale del servizio e a eventuali risarcimenti supplementari, laddove ne sussistano i presupposti. Gli utenti italiani hanno la possibilità di aderire alla class action compilando questo modulo del Movimento Consumatori.
